La RAI dovrebbe vergognarsi di Riccione

No, non stiamo esagerando. Il "film web" del Pancio ed Enzuccio distribuito su YouTube dalla televisione di stato non solo è bruttissimo (ci mancherebbe), ma porta avanti stereotipi pericolosi, oltre che retrogradi.

0
11206
Riccione

Che Riccione sarebbe stato brutto era scontato. Che sarebbe stato così brutto (e buon Dio se lo è) ce lo si poteva aspettare. Ma questo è il problema minore. Possiamo perdonare la bruttezza, almeno finché non è finanziata dal canone ma interamente dagli sponsor; ciò che non possiamo invece perdonare è quello che Riccione dice, quello che Riccione rappresenta.

Facciamo un passo indietro. Nel 2018 Rai2 e Rai Digital, nel maldestro tentativo di avvicinarsi al pubblico ggiovane, avevano prodotto un mediometraggio con le due webstar Il Pancio ed Enzuccio, Natale a Roccaraso, una sorta di omaggio ai cinepanettoni (perché ai ragazzi dovrebbero interessare i cinepanettoni non è dato sapere). Il film faceva schifo, ma visto che aveva sfiorato le due milioni di visualizzazioni, Mamma Rai ha deciso di riprovarci, coinvolgendo Il Pancio ed Enzuccio in un nuovo “film web”. Riccione, per l’appunto, dove tutti i problemi di Narale a Roccaraso sono stati presi e moltiplicati.

Scrivere una recensione che spiega perché Riccione sia fatto malissimo è superfluo: se si è dotati di occhi basta vederne qualche minuto (no, il link non ve lo diamo, se volete farvi del male ve lo andate a cercare da soli). Regia terribile, fotografia indecorosa, montaggio imbarazzante e soprattutto una scrittura talmente raffazzonata che viene da chiedersi se l’abbiano fatto apposta a mettere insieme una sceneggiatura così misera. Tutto ruota attorno a una banconota da 5€ che passa di mano in mano facendo da collegamento (“fil rouge” è un termine eccessivo da scomodare per Riccione) a una serie di sketch che vedono protagonisti alcuni noti youtuber.

Riccione

La comicità è stantia (c’è persino una gag sulla testata di Zidane, in ritardo di appena 13 anni), e per quanto gli “attori” coinvolti siano pure bravini in quello che fanno (almeno alcuni di loro), messi all’interno di un contesto un po’ più ampio risultano nel migliore dei casi fuori luogo, altrimenti proprio fastidiosi. Di nuovo, però: tutto ciò è il meno. Questa volta la produzione è di RAI Pubblicità, che infatti ha riempito Riccione di product placements, e allora potremmo limitarci a considerarlo un orribile spot travestito da video YouTube decisamente troppo lungo. Potremmo dunque ignorarlo e basta. Ma questa volta non possiamo farlo. Proprio no.

Se si guardano gli youtuber coinvolti si nota subito un dettaglio: sono tutti uomini. Tutti. Le donne presenti sono influencer di Instagram o modelle. Infatti in Riccione di personaggi femminili non ce n’è neanche uno. I personaggi, quelli che agiscono, che fanno qualcosa all’interno della pur labilissima trama, sono uomini. Le donne non hanno alcuna funzione narrativa, sono in scena solo per mostrarsi e offrire così la possibilità di fare battute sessuali. Perché si sa, le donne non sono altro che carne. Almeno secondo chi questo film lo ha fatto.

Se le donne sono la vittima principale di Riccione, non sono però l’unica. Il primo sketch del film è incentrato sui due protagonisti, Il Pancio ed Enzuccio appunto, alle prese con un bagnino effeminato che ci prova con loro, di nome, tenetevi forte… Checco! Checco la checca! Capito? Che ridere, eh? La battuta fa schifo, ovviamente, ma fa più schifo la rappresentazione di un omosessuale come elemento di fastidio per la virilissima coppia di maschi in spiaggia per rimorchiare (ed ecco infatti due modelle che escono dall’acqua esponendo il proprio corpo come in un porno –letteralmente come in un porno, non è un’esagerazione).

Riccione

Riccione è un abominio già di suo, ma a peggiorare le cose c’è, in basso a destra, il logo della RAI. Sappiamo che raramente la RAI si distingue per progressismo e capacità di innovazione, ma da qui a farsi promotrice di un prodotto tanto becero che sarebbe stato fuori luogo persino su Mediaset ce ne passa. E invece no, questi sono i contenuti per il web che negli uffici di via Mazzini ritengono idonei ad avvicinare il pubblico giovane.

In effetti in meno di tre settimane Riccione ha sfondato il milione e trecentomila visualizzazioni, e nonostante il numero elevato di Non mi piace, i Mi piace sono ben di più. Per fortuna c’è la sezione commenti, dove è davvero impossibile trovarne uno positivo, e i quasi 4.000 interventi sono critiche, insulti e prese in giro (tanto da far venire qualche sospetto sulla genuinità dei Like). Qui però il discorso va oltre l’accoglienza al film, positiva o negativa che sia, perché non si tratta dell’ennesimo video brutto su YouTube, ma di un prodotto latore del peggio della nostra società, che per di più ha il beneplacito della TV di stato.

Si potrebbe rispondere a questo articolo che parlarne significa dargli visibilità, quindi contribuire alla sua diffusione. Magari tanti lettori che nemmeno sapevano dell’esistenza di Riccione ora andranno a vederselo, e per quanto ne saranno schifati faranno salire le visualizzazioni, dando così ragioni per continuare su questa strada e produrre un terzo “film web”, magari pure peggiore.

Riccione

Contestazione comprensibile e inoppugnabile. Però… però se si è dotati di un minimo di coscienza è impossibile vedere Riccione e stare zitti. È impossibile vedere Riccione e non incazzarsi. Che il servizio pubblico foraggi un simile cumulo di stereotipi dannosi e pericolosi è vergognoso. Sì, perché è necessario dirlo con forza: portare avanti l’idea che le donne siano oggetti passivi la cui unica ragione di esistere è essere guardate e rimorchiate, che gli omosessuali siano una fastidiosa minaccia alla virilità, è pericoloso. Molto pericoloso. Serve a rafforzare quel retroterra culturale su cui germoglia la violenza.

Riccione è ignobile e lo sarebbe anche se fosse stato realizzato dal più ignoto degli youtuber. Ma che la RAI diventi complice di questa mentalità retrograda è inaccettabile, e non si può sempre scusare la connivenza o addirittura il favoreggiamento in nome del mercato, e men che meno sminuirli perché alla fine è solo un mediometraggio su internet e dai, in fondo non è così grave. Invece grave lo è, eccome se lo è. Anche queste espressioni, anzi, soprattutto queste espressioni, proprio perché potrebbero apparire solo volgari e non pericolose, riuscendo così a normalizzare maschilismo e omofobia (come se in Italia ce ne fosse ulteriore bisogno), sono dannose.

È probabile che alla RAI manco ci abbiano pensato alle implicazioni di Riccione. Ma che non se ne rendano conto nemmeno a cose fatte, nemmeno davanti ai 4.000 commenti disgustati, è preoccupante. Perché nello stesso istante in cui hanno pubblicato il video sul loro canale YouTube avrebbero dovuto vergognarsi e scusarsi. Non è mai troppo tardi, ma lo faranno mai? Difficile. Speriamo di sbagliarci però, perché ogni giorno che passa con Riccione visibile sui canali RAI è lesivo per la società. E no, non stiamo esagerando nemmeno stavolta.

Leggi tutti i nostri focus!

Scrivo, giro cortometraggi, faccio teatro.
Nel tempo libero sopravvivo.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here