I film che segnano un cinefilo: 2, Il Signore degli Anelli

Il Signore degli Anelli è l'avventura epica per eccellenza: la saga di Peter Jackson ha segnato generazioni intere con una storia indimenticabile.

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Grandi classici, cult, capolavori e film estremamente importanti nella formazione emotiva e culturale di un appassionato di cinema qualunque. Proviamo a fare un bel miscuglio di questi fattori, ma soffermiamoci sulla percezione personale: quali sono i film che più vi hanno segnato, accompagnato, cresciuto?

Chiediamo la vostra opinione, partendo da quella di chi scrive, da quella del sottoscritto. Ogni settimana vi proporrò uno dei film che più hanno segnato la mia passione per La Settima Arte, cercando di spiegarvi perché. Voi, se volete, farete lo stesso e mi direte i vostri. Più giù vi spiego come.

Il Signore degli Anelli: le tematiche dell’integrazione dell’ombra, della lealtà e della forza d’animo 

Il Signore degli Anelli resta sicuramente il miglior blockbuster, il miglior film d’azione degli ultimi vent’anni, se non di più. Ok, tecnicamente sono tre film, ma non importa (comunque conta per uno!); parliamo di circa 10 ore di montato che scorrono con una velocità estrema, con continuità. Di queste ore, si piange la metà del tempo. Sarà la catarsi, forse la colonna sonora a valorizzarla, la perdita di alcuni personaggi che vi ha segnato l’infanzia e la vita; sicuramente un insieme di elementi. Sarà che Il Signore degli Anelli, fra le varie saghe amate da tante generazioni, è quella più completa e più capace di funzionare a vari livelli. Funziona perché parla di amicizia, di sacrificio, di un viaggio fisico che ne rappresenta un altro interiore. Racconta di quando sei diviso fra il bene e il male, spaccato a metà, però hai una forza d’animo e una purezza che non lasciano dubbi. Ogni Frodo, con il suo Sam, sa che poi la scelta è una sola. La storia, tratta dai capolavori letterari di Tolkien, ha la funzione di motivare le persone e trasmettere un’energia inesauribile. Meglio di un integratore di vitamine.

La tematica dell’integrazione dell’ombra – ovvero il contatto con la parte più negativa di noi  stessi – è stato universalmente battuto nel mondo della filosofia e della letteratura. Ne parlava Jung, che ne avrebbe fatto un discorso noioso per molti e psichiatrico per altri; il cinema ha preso questo elemento e lo ha reso popolare e comprensibile in un contesto d’avventura e d’azione. Nelle grandi saghe, il male che ci fa da specchio è rappresentato quasi sempre da oggetti fisici e, a volte, magici. Facciamo gli esempi più ovvi: in Harry Potter c’è Voldemort che entra in simbiosi con il protagonista, rendendolo un Horcrux non voluto. In Star Wars abbiamo Luke che vede se stesso nel casco del padre, che decide di diventare migliore del padre. È una scelta. La scelta di Frodo è quella di liberarsi dell’Anello, di liberarsi di ogni peso. Ognuno di noi ha bisogno di farlo: Il Signore degli Anelli dimostra che è possibile semplicemente scegliendolo. Però non da soli. “Non posso portare l’Anello per voi, ma posso portare voi”. Chiaro?

Il Signore degli Anelli venne realizzato con 281 milioni di dollari. Uno dei progetti più ambiziosi e riusciti della storia del cinema. Uscì fra il 2001 e il 2004, in seguito a due anni di riprese in Nuova Zelanda. Vinse 17 Oscar totali; il terzo, Il Ritorno del Re, ne portò a casa 11 stabilendo un record assoluto alla pari di Titanic e Ben Hur. L’avventura epica di Frodo e della Compagnia si è inserita di prepotenza nell’immaginario collettivo; lo ha fatto perché la tematica descritta è in assoluto sempre vincente, se accompagnata da una serie di citazioni e lezioni di vita, personaggi epici, avventure, amicizie e lealtà. Epicità, sacrifico. Tutto quello che serve, tutto quello che le persone chiedono. Quello e qualche lacrima.

I vostri film: quali vi hanno segnato?

Ora stilate una lista di film che sono stati più “segnanti” per voi. Li elencate, se volete ne scegliete uno in particolare e ci scrivete: potete raccontarci quando lo avete visto, in che modo vi ha colpito, quale è la vostra esperienza legata ad esso (fisica o emotiva che sia), in che modo vi ha aiutati nei momenti difficili. Sfogatevi. Ogni settimana, nell’articolo dedicato, pubblicheremo il racconto/commento più bello insieme al film scelto dal redattore tutti i martedì (poi decidete se firmarlo o rimanere anonimi). Scegliete uno di questi canali per contattarci:

– commentate semplicemente l’articolo se volete subito un confronto con gli altri;
– scrivete privatamente a me sui miei profili social, qui qui;
– scrivete all’email dedicata: filmsegnanti@gmail.com;
– fate dei post o delle storie in cui scrivete 10 film – o quanti ne volete – e ne commentante uno in particolare. A quel punto taggate gli amici e CiakClub.it. Nasce una comunità, una catena, un posto per confrontarsi.

Leggi anche I film che segnano un cinefilo: 1, Il Mago di Oz.

Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

1 COMMENT

  1. La trilogia sfronda la meccanica ineccepible (ma talvolta pedante) dei libri di Tolkien dove (quasi) nulla è lasciato al caso e tutto viene giustificato in modo quasi matematico. Ma ne conserva tutta l’epica.
    Ed è questa, credo, la chiave della trilogia.
    Nessun appassionato di Tolkien ha mai avuto molto da ridire su come il film abbia di fatto mutato il racconto originale (anzi, credo che tutti abbiano ringraziato Eru per non aver visto Tom Bombadil nel film…). Perché, al netto dei dettagli (il viaggio e, soprattutto, le tempistiche fra libro e film divergono talvolta notevolmente), le anime dei personaggi e della terra di mezzo sono state catturate in modo magistrale da Peter Jackson (con un buon aiuto da parte della Nuova Zelanda).

    E poi la colonna sonora è monumentale. Il tema della contea è, dal punto di vista musicale, semplicemente perfetto per composizione e arrangiamento. Bellissimo come si evolve nei tre film assieme ai personaggi, partendo da una semplice melodia “spensierata” a flauto fino ad arrivare alla scena finale, ove i personaggi hanno ormai raggiunto la piena “maturità”, quando è suonata a piena orchestra.

    Comunque, mi permetto un appunto. In Frodo, alla fine, vince il male. L’anello viene distrutto per semplice coincidenza. E questo provoca in lui la mutazione finale, il senso di colpa e di abbandono che lo lacerano, e la sua necessità di partire per le terre immortali.

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