Il re leone è un altro remake Disney di cui non avevamo bisogno

Il re leone in CGI è un esempio di quanto la cultura del remake, della riproposizione continua, abbia preso il sopravvento del mondo del cinema.

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Il re leone

Il re leone è l’ennesimo remake di un classico Disney. Sequel, spin-off, prequel, universi espansi e remake: a cosa servono? Siamo ormai spettatori quotidiani di milioni di film e serie televisive che raramente vengono ricordati per più di qualche settimana. Un cinema “usa e getta”. L’industria cinematografica non si ferma più: l’operazione nostalgia e la pigrizia generale dello spettatore – che non cerca altro – hanno dato vita a una tendenza che inizia ad essere, oltre che inutile, anche leggermente irritante. Il problema, tuttavia, non sta nel fattore stereotipato del ‘eeeh, ma vogliono solo farci i soldi!’. No, non è quello il punto; anzi, sarebbe cattivo e scorretto mettere in dubbio la passione di tantissimi tecnici del settore che si dedicano a questi prodotti e che lo fanno anche bene. Non si fanno processi alle intenzioni. Ancor più scorretto sarebbe porre dei limiti alla creatività degli artisti. Il punto è un altro.

 

Il re leone e gli altri remake: ormai abbiamo perso il conto

La cultura del remake, della riproposizione continua di ciò che già conosciamo, ha preso il sopravvento nel mondo del cinema. Sebbene in un primo momento fosse interessante rivisitare mondi già conosciuti e amati dal pubblico, ma cambiando tecniche e sperimentando stili, nel lungo periodo questo processo rischia di diventare dannoso. Dovremmo capire, a questo punto, quando si rientra nel limite di un esperimento valido e di un sano amore per cartoni e supereroi, e quando si sfocia in qualcosa semplicemente privo di fantasia, stantio, che non porta il cinema né avanti né indietro. Qualcosa con un valore tecnico buono ma di relativa importanza e un valore di contenuti e spirito decisamente difettoso. Il re leone, remake del classico del 1994, è solo la punta dell’iceberg, ma è un esempio che simbolicamente rappresenta un po’ tutto.

Il re leone in CGI, diretto da Jon Favreau, uscirà nelle sale ad agosto 2019. Il trailer ripropone la canzone originale, interpretata in italiano da Ivana Spagna, Il cerchio della vita (Circle of Life), e gli animali della Savana animati in computer grafica. A proposito di incassi, basti pensare che questo è il secondo trailer più visto della storia della Disney (il primo è quello di Avengers – Infinity War). Immaginate come potrà andare al botteghino fra qualche mese. Insomma, un successo sicuro per evitare rischi. Questo è un altro punto tematico.

Il cartone animato, diciamolo, è un capolavoro assoluto e forse il miglior classico Disney. I disegni bellissimi, le atmosfere, la colonna sonora e soprattutto la morale ingenua quanto pura per dei bambini rendono il film un gioiello. Adesso prendiamo la stessa storia, che comunque è abbastanza semplice, ma mettiamola in un contesto meno magico in un film da catena di montaggio per tutte le età. Questo è un processo di banalizzazione di qualcosa di unico e irripetibile. È la riproposizione dello stesso identico film – che non è neanche un live-action perché non ci sono esseri umani e non addestri di certo i leoni a parlare – solo che con una tipologia di animazione diversa rispetto al cartone e con emozioni riciclate. I personaggi vengono proiettati su un blue screen, in modo che il regista possa dirigere come se si trovasse sul set. Questa è la tecnica.

 

La conoscevamo già Il cerchio della vita, metterla nel nuovo trailer è bastato per fare il botto online. Riciclo. Dopo cinque minuti che il film sarà uscito, chi se lo ricorderà? In quanti compreranno il blu-ray per rivederlo a proprio piacimento? La domanda è retorica; ci siamo già passati tante volte. I classici, invece, se li ricordano tutti. Alzi la mano chi non è cresciuto guardandoli.

Il primo remake in live-action di un classico Disney fu quello de La carica dei 101, risalente al 1996. Film abbastanza mediocre. Per lo meno, vedere degli attori in carne ed ossa che ripropongono dei personaggi animati è interessante; artisticamente c’è qualcosa, ma 21 anni dopo rischia di non bastare più. Negli anni sono usciti Cenerentola, Alice in Wonderland, La bella e la bestia e altri. Faranno anche i seguiti de Il libro della giungla e Maleficent; praticamente fanno i sequel dei remake. Dai, detta così sembra un supercazzola.

Prossimamente usciranno anche Aladdin, Mulan, Cruella, La spada nella roccia, Peter Pan e Dumbo. Ma è proprio necessario rifarli praticamente tutti?

Ammettiamo che c’è un po’ di curiosità nel vedere come il visionario Tim Burton racconterà la sua idea dell’elefante discriminato, tipologia di storia che sembra essere perfetta per il papà di Edward mani di forbice e dei vari mostri da horror di serie B – non vogliamo essere troppo rigidi. Ecco, la presenza del regista rappresenta uno di quei casi in cui “il riciclo” ha senso, perché ha una direzione artistica precisa e sappiamo come Burton possa dare un’anima al film e renderlo potenzialmente memorabile. Tornando a un’analisi generale, però, ci fermiamo lì. Gli altri mille remake servono a poco.

Il re leone

L’impero della Disney e la tendenza generale

La Disney è sicuramente la regina di un procedimento che sta coinvolgendo il cinema in maniera trasversale. La casa di Topolino possiede la Marvel, il brand di Star Wars e la Fox, acquisita per 52 milioni di dollari recentemente. Anche i mutanti degli X-Men, dunque, entreranno in suo possesso insieme agli altri supereroi. Hanno già la Pixar, che continua a sfornare grandissimi film, di cui non hanno però la gestione creativa, ma più che altro di copyright e di soldi. La Disney ha anche A&E, ABC e sottomarchi, Buena Vista, ESPN, History Channel, Lucas Film, Touchstone. Il 39% di Sky, con la 21st Century Fox che si tiene solo Fox Sports 1 e Fox News.

Entrano nel mondo Dinsey anche alcuni franchise decisamente remunerativi come Alien, Mamma ho perso l’aereo, Avatar, Die Hard. E ancora Alvin, I SimpsonUna notte al museo X-Files.

Nel 2019 partirà la piattaforma streaming dell’azienda, Disney Play, pronta a minacciare Netflix e Amazon Video. I contenuti originali si baseranno tutti su riproposizioni di mondi già esistenti. Lanceranno le serie televisive dedicate a Rogue One – che era già di per sè una specie di spin-off, quindi avremo il sequel seriale dello spin-off (seriamente?) – a Loki e a Monster Inc.

In pratica, stiamo parlando di un gigante che sta basando il suo enorme successo commerciale – un impero – solo ed esclusivamente sulla riproposizione nostalgica di qualcosa di già conosciuto. Non parliamo più solo dei classici, ma praticamente di tutto ciò che è ripetibile, espandibile e sfruttabile. Non sono stupidi, e fanno anche bene: siamo noi spettatori a volerlo. Questo è il punto.

Il re leone

La percezione dello spettatore

Siamo pigri, nostalgici e morbosamente attaccati ai mondi che abbiamo già amato. Quando abbiamo paura che ce li rovinino, poniamo ancora più attenzione. Soprattutto, non abbiamo più voglia di impegnarci: non c’è ricerca, non c’è voglia di mettere in gioco i propri gusti e di conoscere cose nuove. I produttori neanche ce le vogliono proporre, sanno che è inutile. Sanno che vinceranno con l’usato sicuro ed evitano, comprensibilmente, i rischi non richiesti.

Questa tendenza non coinvolge solo il mondo del cinema, ma un po’ tutto; è un po’ come quando ascoltiamo solo le canzoni orecchiabili che passano alla radio o che mettono in evidenza su Spotify. Sia mai che cerchiamo noi canzoni nuove, o che pensiamo di ascoltare l’intero album dove si trova il singolo tormentone che ci è entrato in testa.

Una volta sentivamo un pezzo progressive rock e cercavamo di capire cosa si stessero inventando quei pazzi dei Genesis, e che percorso stava facendo la musica; ragionavamo di più. Oggi ci limitiamo ad ascoltare le canzoni it-pop che passano mentre guidiamo, tutte con la stessa ritmica e testi simili fra loro. Facilmente fruibili. Inizia e finisce lì. Tutta roba fin troppo facile da interpretare a da far propria. Il remake de Il re leone rientra in questa logica.

Ecco, facciamo attenzione a non dare al cinema la stessa identica direzione. Non è troppo tardi: proviamo ad uscire dalla logica dei remake sempre e comunque e della pigrizia, almeno in parte. Senza essere puristi o troppo rigidi; non è che non si possano fare in assoluto o che siano necessariamente brutti film, però magari mettiamo un limite e iniziamo a cercare anche altro. Il problema è che di altro, salvo i film di registi di una certa età e dal cinema d’autore, si vede poco. Poco anche a livello di nascita di franchise completamente nuovi. Il remake de Il re leone non serviva a niente.

 

 

 

Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

1 COMMENT

  1. Cosa consigli allora di andare a vedere ? Il nuovo film di Christian De Sica oppure il film del 1960 di Pierpaolo Pasolini?.. L’Italia è rimasta indietro…
    e io personalmente preferisco agganciarmi ai grandi film hollywoodiani piuttosto di andarmi a rivedere un film in bianco in nero degli anni 60..certo avranno il suo fascino, ma basta. Basta e basta.

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