Happy New Year, Colin Burstead, la recensione dell’ultimo film di Ben Wheatley

Il regista britannico porta a Torino una commedia nera tipicamente inglese, realizzata con una tale maestria da far dimenticare la sua scarsa originalità.

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Una numerosa famiglia affitta un castello per festeggiare assieme il capodanno. Il clima è già teso ancor prima della partenza, e la situazione degenera all’arrivo Dave, fratello del Colin del titolo e scappato dalla propria famiglia dopo averne minato la stabilità con il proprio comportamento riprovevole. Quasi interamente ambientato tra le mura della sfarzosa magione dove si svolge la festa, Happy New Year, Colin Burstead è il classico film sui “parenti serpenti” e assieme il classico film sulla capacità umana di trasformare un pacifico incontro in uno spietato gioco al massacro.

Ben Wheatley, regista inglese che ha già dimostrato di saper raccontare la crudeltà dell’uomo (vedi Kill List), si muove su strade già battute, e Happy New Year, Colin Burstead (al Torino Film Festival nella sezione Festa Mobile) non aggiunge certo nulla di nuovo. Da Festen Carnage (ma si potrebbe forse partire già da Nodo alla gola di Hitchcock) il cinema, soprattutto quello un po’ più recente ma non solo, si diverte a rinchiudere in uno spazio chiuso alcuni personaggi e farli torturare vicendevolmente: drammi da camera con uno spiccato gusto sadico, in poche parole. Abbiamo scritto che nel farlo questo cinema “si divertente”. Può sembrare una contraddizione, ma non lo è affatto. Certo non sempre, ma spesso questi film mettono in risalto con caustica ironia contraddizioni e nevrosi degli esseri umani, risultando non di rado molto divertenti.

Happy New Year

Molto divertente era infatti Carnage, e divertente è anche Happy New Year, Colin Burstead (per quanto in entrambi i casi si tratti di risate tutt’altro che spensierate). Il film di Wheatley non è però né divertente né feroce come quello di Polanski, e va collocato ben al di sotto sotto di esso. Non possiede la brillantezza di Carnage, né tanto meno quella di Festen, film che inaugurò il Dogma 95. Lungi però dall’essere poco riuscito, anzi.

Il cinema inglese, spesso eccellente, ha qualcosa che lo distingue dal resto del mondo, e che anche in Happy New Year, Colin Burstead fa la differenza: attori straordinari. Non che grandi interpreti non si trovino in altri paesi, ci mancherebbe, ma la rigida scuola britannica fornisce costantemente al grande schermo un numero enorme attori preparatissimi, e nei film inglesi persino le comparse hanno una formazione shakespeariana.

Così la solida sceneggiatura dello stesso Wheatley ha trovato una compagine di interpreti capace di donare al film il perfetto ritmo e il giusto bilanciamento tra dramma e commedia (dopotutto è una black comedy). Pur privo di vero genio, Happy New Year è travolgente e regala al pubblico un’ora e mezza di ottimo cinema. Sarebbe però scorretto ridurre l’ultimo film di Wheatley a un mero film d’attori. Regia, fotografia, colonna sonora: tutto funziona alla perfezione e Happy New Year, Colin Burstead arriva alla sua conclusione senza alcuna caduta di stile o calo di tensione.

Un film di grande mestiere, dunque, ma che si dimostra anche assai raffinato, per come sa giocare con le aspettative del pubblico celando in sé tracce di realtà diverse da quelle mostrate. Man mano che la storia procede, tutti i Burstead (che in inglese suona come “testa scoppiata”) si dimostrano non migliori del tanto demonizzato Dave (di tutti forse il più umani), e nessuno è scevro delle proprie dosi di egocentrismo. In questo si può forse intravedere una velata allegoria all’attuale situazione sociopolitica britannica: i Burstead sono una famiglia progressista, ma uno di loro si dichiara fautore della Brexit, e il loro individualismo diviene allora lo specchio della crisi del paese, costretto all’isolamento dal proprio egoismo.

A esagerare si potrebbe pure pensare che sia Colin a rappresentare l’Inghilterra, e che il castello sia l’Europa, dove i vari membri della famiglia sono chiamati a incarnare i vari stati europei. È di certo una lettura eccessivamente puntuale di un film che in sé contiene anche chiari spunti politici, ma che in primis vuole essere una grande prova corale, ironica e sottileHappy New Year, Colin Burstead non è allora solo un film d’attori, sebbene sia il cast a risaltare su tutto il resto, ma è un film di mestiere, questo sì. Di grande mestiere, come forse solo gli inglesi sanno fare.

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Scrivo, giro cortometraggi, faccio teatro.
Nel tempo libero sopravvivo.

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