Netflix: 5 titoli da vedere tra le uscite di Novembre (QVC – Quello che Vi Consiglio)

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Netflix ogni mese propone decine e decine di aggiunte interessanti al suo catalogo. Grandi classici, nuove proposte, film e serie originals, film d’animazione, serie anime. Ma tra tutte queste novità, cosa vedere davvero? Il tempo purtroppo è limitato e tocca fare delle scelte. Per questo abbiamo deciso di proporvi cinque titoli imperdibili tra le aggiunte di questo mese, cercando di creare una lista equilibrata (ma ovviamente dipende dalle uscite). Nelle schede delle varie opere troverete un mix di curiosità, pareri, storia dell’opera. Tutto impostato come se fosse una normale chiacchierata. O almeno questo dovrebbe essere lo spirito.

Prima però qualche regola (d’altronde siamo i ragazzi di Ciakclub, no?) per questa che diventerà una rubrica mensile:

  1. Tra i cinque titoli che verranno proposti non ci saranno prodotti Netflix Originals, sono consigli basati sull’esperienze effettive e non sulle aspettative.
  2. Uno (ed uno soltanto) tra i Netflix Originals sarà inserito nella sezione Bonus, quello che più ci ispira.
  3. I titoli saranno in ordine alfabetico e non di gradimento.
  4. Nessuna categoria è esclusa: film in live action (occidentali ed orientali), film d’animazione, serie tv, anime.
  5. Alcuni titoli potranno non essere new entry complete del catalogo ma anche grandi ritorni.
  6. L’ultima regola la rubiamo direttamente dal cartello d’ingresso del quartiere di Christiania, a Copenaghen: Have Fun (e buona visione).

Tutte le uscite di Novembre su Netflix

I Figli degli Uomini di Alfonso Cuarón, 2006 – dal 1 Novembre

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Londra, 2027. Da ormai diciotto anni l’umanità non assiste ad una nuova nascita. Da quando non si riescono ad avere più figli, l’umanità sembra essersi imbarcata in una sorta di follia collettiva, nella quale gli immigrati vengono visti come nemici e ingabbiati come animali. In questo clima di rassegnazione e pazzia, vive Theo (Clive Owen), ex attivista che oggi vive una vita fatta di alcool, sigarette e ricordi. Tornando dal lavoro, Theo viene catturato e scortato nel covo di un gruppo rivoluzionario noto come I Pesci, a cui fa capo Julian (Julianne Moore), ex compagna di Theo che, a differenza di lui, non ha abbandonato l’attivismo. Dopo un iniziale diffidenza, Julian propone a Theo di scortare una ragazza fino ad un altro covo in cambio di denaro. Si scoprirà poi che la giovane donna è incinta, con tutto ciò che può comportare una notizia del genere, il viaggio proprio per questo non sarà una semplice passeggiata estiva.

Prima di Birdman, prima dell’esplosione dei fan di Guillermo del Toro, prima insomma dell’ondata della new wave messicana che ha colpito il mondo cinematografico negli ultimi anni. Ecco, prima di tutto questo c’era comunque Iñárritu, c’era il Guglielmone nazionale, c’era pure Emmanuel Lubezki detto Chivo e sapete cosa? Erano già bravi. Insieme a loro c’era anche il nostro caro Alfonso che nel 2006, dopo il buon successo di Harry Potter e Il Prigioniero di Azkaban, porta sullo schermo la trasposizione di un romanzo scritto da P.D. James. Facendolo Cuaróci porta in una Londra grigia a metà tra gli edifici della prima Rivoluzione Industriale e l’ambientazione post-atomica. Non un paesaggio futuristico quindi ma una realtà scarna e decadente dove proliferano i kit per suicidarsi e la xenofobia. I rimandi sono tantissimi, da Dick fino ad arrivare a quell’Orwell, citato apertamente nella splendida scena del maiale volante, a cui tutti coloro che trattano certe tematiche devono, primo o poi, raffrontarsi.

La regia e la fotografia del sommo Chivo sono splendide nel trascinare lo spettatore in un vortice di follia e rudezza realistico ed estremamente disturbante. Se in un primo momento l’impostazione è compassata, col passare del tempo aumenta sempre di più l’utilizzo della camera a mano e con essa la frenesia degli eventi. L’occhio dello spettatore segue Theo come se il film fosse un reportage mentre l’accompagnamento musicale, costituito principalmente da brani provenienti direttamente dagli anni ’70, contribuisce a dare un tocco anacronistico e straniante perfetto per il mood dell’opera.

I Figli degli Uomini, pur essendo caduto in un inspiegabile oblio, rimane un’opera splendida che non possiamo che consigliarvi in questa sede. Almeno una scena vi rimarrà saldamente impressa per la sua fredda magniloquenza e sì, nel 2006 il pianosequenza esisteva già. Ops, spoiler.

 

L’esercito delle 12 Scimmie di Terry Gilliam, 1995 – dal 1 Novembre

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Sapevate che i giochetti su piani e sulle realtà differenti, i viaggi nel tempo, i finali a sorpresa e tutte quelle cose che vanno a comporre un buon mind-blowing movie (i film con le seghe mentali, tecnicamente) esistevano pure prima della venuta al mondo di Christopher Nolan? Pazzesco, io davvero non riuscivo a crederci. Poi ho visto L’esercito delle 12 Scimmie e boom.

“5 miliardi di persone moriranno a causa di un virus mortale nel 1997…i sopravvissuti abbandoneranno la superficie del pianeta….ancora una volta gli animali domineranno il mondo…” Stralci di un’intervista con un clinicamente diagnosticato paranoide schizofrenico, 12 aprile 1990. Baltimora County Hospital. Questo è il prologo testuale che giunge sullo schermo dopo il logo della casa di produzione Universal.

Nel 2035 l’umanità, quasi totalmente sterminata da un terribile virus, è costretta a vivere reietta nel sottosuolo. I detenuti forzati sono obbligati, a sorte, a dover indossare speciali tute ermetiche e recarsi in superficie per trovare delle prove che possano ricollegare ad una possibile causa della catastrofe. Tra di loro vi è James Cole (Bruce Willis), a cui viene promessa la grazia se riuscirà a reperire informazioni utili alla missione. Notate le sue caparbie capacità osservative, gli scienziati decidono di mandare Cole indietro nel tempo per scoprire le causa dell’epidemia, che sembrerebbero risalire ad un sedicente gruppo ecologista chiamato L’esercito delle 12 scimmie. L’uomo arriva così nel 1990, ma spaesato e intimorito da una realtà ormai a lui sconosciuta, viene arrestato e condotto in manicomio a causa delle folli teorie di cui si fa portatore.

Altro giro altro film su una realtà distopica. Questa volta al timone c’è quel genio visionario di Terry Gilliam che già ci aveva regalato quella perla di Brazil. Qua la follia visionaria dell’ex Monty Python raggiunge uno dei suoi apici assoluti. Il richiamo diretto, a partire dai titoli di coda,  è a Chris Marker che nel 1962 diede alla luce un’opera rivoluzionaria destinata, nella sua unicità, a lasciare il segno nel cuore e nella mente dei cinefili. La Jetée infatti, cortometraggio di 28 minuti, brilla ancora oggi per la genialità che lo pervade in ogni suo frame. Si tratta di una storia di fantascienza raccontata con una tecnica insolita e innovativa, basata su un susseguirsi di fotografie accompagnate da una voce narrante fuori campo che ci introduce alla vicenda. Se non l’avete mai visto lo potete vedere su YouTube qua.

Tornando al film, L’esercito delle 12 Scimmie non è solamente caratterizzato dal suo intreccio cervellotico o dalla splendida tecnica post-moderna di Gilliam. Prima di tutto infatti, l’opera in questione, si basa sulla forza dei suoi personaggi. Su tutti il Cole di uno splendido Bruce Willis (i non fan dell’attore tolgano il follow dalla pagina, grazie), un anti-eroe che cerca di salvare il mondo ma che risulta impossibilitato a farsi credere da chiunque. Molto interessante ed anche ben realizzata la descrizione del manicomio e della condizione dei detenuti, tra cui spicca uno splendido Brad Pitt in una prova che gli varrà la sua prima candidatura agli Oscar.

Insomma dovete vedervi L’esercito delle 12 Scimmie, ad ogni costo. Così, al primo amico che vi chiederà “Oh, ma che ci vediamo un film intripppppante?“, voi risponderete con questo gioiellino da vedere su Netflix.

 

La donna che visse due volte (Vertigo) di Alfred Hitchcock, 1958 – dal 1 Novembre

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Un film di Alfred Hitchcock viene aggiunto al catalogo di Netflix. Potevamo non metterlo in questa lista di consigli? No, ovviamente. Soprattutto se parliamo del film in questione. Però, per cortesia, chiamatelo col titolo inglese: Vertigo.

Sofferente di vertigini (toh, ecco perché “Vertigo”) dopo un incidente in servizio, John “Scottie” Ferguson (Jim Stewart) lascia la polizia e accetta di lavorare per un vecchio compagno di scuola che gli chiede di sorvegliare la moglie Madeleine (Kim Novak) che in ricorrenti stati di incoscienza sembra posseduta dallo spirito di Carlotta Valdes, sua bisnonna morta suicida un secolo prima. Ferguson resta affascinato dall’infelice donna e quando è costretto a intervenire per salvarla da un tentativo di suicidio in mare tra i due ha inizio una storia d’amore. Ma una tragedia sta per sconvolgere le vite di entrambi.

Durante le riprese de Il Ladro, il nostro caro Alfred era tutto preso da un nuovo progetto che trovava estremamente affascinante e molto “personale”. Si trattava della trasposizione del romanzo D’entre les Morts di Thomas Narcejac e Pierre Boileau, coppia di romanzieri francesi. Una volta conclusasi la lunghissima gestazione della stesura della sceneggiatura finalmente era tutto pronto per iniziare le riprese. Peccato che prima la dieta folle di Hitchcock lo costrinse a due operazioni nell’arco di poco tempo, poi quando finalmente era tornato in salute si trovò davanti ad una sorpresa inaspettata: Vera Miles, nuova musa del maestro su cui aveva completamente plasmato il doppio ruolo iconico del film, osò rimanere incinta, di nuovo. Il ruolo fu quindi assegnato alla stella nascente Kim Novak con grande disappunto del regista che mal sopportava la giovane attrice.

Ok, la storia delle vicissitudini produttive è una misero modo per guadagnare tempo. Il punto è: come si può parlare di Vertigo senza dimenticare qualcosa o senza offendere la grandezza del miglior film di Hitchcock e di una delle più grandi opere della storia?

Si potrebbe parlare per ore del tema del doppio presente in Vertigo, non solo per quello che mostra attraverso lo svolgimento dell’intreccio ma, soprattutto, per il concetto di doppia fascinazione (lo spettatore affascinato dalla vicenda di Scottie che a sua volta è affascinato da quello che vede); l’assunzione cinematografica perfetta del mito e dell’effetto di Pigmalione; la vertigine vista in senso sessuale ed in senso interpretativo, tutto volto a suggestionare lo spettatore.

Ma visto che Vertigo è prima di tutto un’esperienza sensoriale unica e che non siamo qua per fare un’analisi filmica e grammatica dell’opera (purtroppo), ci limitiamo a fare quello che è il nostro compito in questa sede, ovvero darvi un consiglio: aprite Netflix e guardatelo.

 

Le follie dell’Imperatore di Mark Dindal, 2000 – dal 9 Novembre

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Lo sapevate che Le Follie dell’Imperatore in realtà non è quello che sarebbe dovuto essere? Ve lo racconto in breve, giuro.

Allora, nel 1994 in casa Disney parte il progetto di Kingdom of the Sun, un musical in salsa epica a tema inca, diciamo un’opera più simile ai grandi classici della casa di Topolino, diretto da Mark Dindal e da Roger Allers (La Bella e la Bestia).Il progetto iniziò con tutto l’entusiasmo di questo mondo (gita a Machu Picchu del gruppo di lavoro compreso) ma anche in modo estremamente lento. Arrivati al 1998 infatti il gruppo si rende conto che l’opera non potrà mai vedere la luce per la data prevista (estate 2000) ed il malcontento inizia a sibilare ai piani alti. A questo si va ad aggiungere la reazione avuta dai dirigenti alle prime visioni di prova del film. Kingdom of the Sun risultava troppo ambizioso e troppo serio secondo loro. I due insuccessi della Disney arrivati negli anni precedenti, ovvero quello di Pocahontas, quello de Il Gobbo di Notre Dame, sicuramente non giocarono a favore. La produzione diede al gruppo il compito di mutare l’opera e di rispettare i tempi di lavoro strettissimi per l’uscita (visto gli accordi pubblicitari presi con varie multinazionali). Allers allora decise di abbandonare il progetto. Il 23 Settembre 1998 il film era clinicamente morto con circa 30 Min di costi di produzione ed un 25% di animazioni già realizzate. L’Amministratore Delegato (e presidente) della Disney Michael Eisner, per usare un eufemismo,  non prese benissimo la notizia. Diede circa due settimane a Dindal per salvare la produzione.

Ed è qui – il grande Bardo direbbe – che c’è l’intoppo” (citazione dall’incipit di Inside Man, altro grande film presente su Netflix).

Da tutto questo casino, da un lavoro di mesi e mesi di rielaborazione (era dai tempi di Pinocchio che non capitava un affare del genere in casa Disney) nasce il definitivo Le Follie dell’Imperatore. Ovviamente non ci soffermiamo sulle varie fasi della lavorazione successiva, seppur sarebbero comunque molto interessanti da analizzare. Quel che possiamo dire è che il risultato finale, sostanzialmente un buddy road movie con due tizi inseguiti, è forse il film Disney più esilarante di sempre.

Questo, probabilmente, è un consiglio inutile visto che tutti quelli che leggeranno l’articolo conosceranno a memoria le battute di Kronk. Ma perché non raccontare questa storia.

 

Lei di Spike Jonze, 2013 – dal 30 Novembre

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Video di skateboarding. Programma tv (e poi film) dei Jackass. Il videoclip del pezzo di Fatboy Slim, Weapon of Choice, dove si vede Christopher Walken ballare e volare in un albergo. Essere John Malkovich, una delle commedie più allucinogene e cervellotiche commedie mai prodotte. Un’ode all’amore ed alla creatività come Il Ladro di Orchidee. Le geniali pubblicità di Kenzo (che trovate qua) e della Apple (qua). Cosa collega tutte queste cose?

Spike Jonze, ovvero il regista dell’ultimo film di questa lista di consigli sulle nuove uscite Netflix.

Her – Lei, è un film su una storia d’amore “fantascientifica” tra un impiegato che scrive lettere per conto di altri ed una versione più sviluppata (e più attraente) di Siri. Spike Jonze  decide di ambientare la vicenda in un futuro molto vicino al nostro presente, diciamo circa a dieci anni di distanza. Questa scelta permette allo spettatore di vedere la storia con il giusto distacco dalla realtà, senza però consentirgli di non notare la verosimiglianza del tutto. Il regista, nel realizzare uno splendido poema romantico, rinuncia al mostrare il classico scontro tra uomo e tecnologia, che anzi viene mostrata come un supporto, propedeutico e del tutto naturale, allo spirito. L’avanzamento tecnologico non è più la causa di terrore tipico della fantascienza dei decenni scorsi. Questo Spike Jonze lo sa bene ed infatti centra quest’opera su un uomo che non teme la tecnologia ma che preferisce riflettersi in essa.

Lei è un grande melodramma, con qualche sbavatura nella sceneggiatura sul finale, che si basa sull’interpretazione straordinaria dell’anti-divo Phoenix e sulla suadente voce di Scarlett Johansonn (obbligatoria la lingua originale). Un’opera imperdibile che alterna emozionanti riprese in esterni agli asfissianti primi piani sul volto dell’impareggiabile protagonista. Scenografie splendide ed una bella colonna sonora completano il pacchetto di uno dei film più emotivamente coinvolgenti degli ultimi anni e che giunge finalmente su Netflix.

 

Bonus: Baby – dal 30 Novembre

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Ohh, in questa scelta a sorpresa esce il cinefilo snob vero che risiede in noi. Molti si sarebbero aspettati l’ultimo film dei Coen, The Ballad of Buster Scruggs. Altri, puntando sulla nostra puzza sotto il naso, avranno scommesso tutto su The Other Side of The Wind, l’ultimo film di Orson Welles completato e distribuito a più di trent’anni dalla sua morte. Al limite ci poteva pure stare una scelta più indie come Outlaw King, la nuova opera di David Mackenzie. Le scelte interessanti tra i Netflix Originals erano effettivamente molte questo mese. E invece no, ci mettiamo Baby.

Questo non perché è la nuova serie italiana di Netflix, i nazionalismi ostinati li lasciamo ad altri. Il motivo sta in una serie di motivi. Prima di tutto perché siamo appassionati del primo lungometraggio di Andrea De Sica che della serie è co-regista con Anna Negri. Stiamo parlando de I Figli della Notte, una sorta di thriller borghese con richiami evidenti a Kubrick, Lynch e Bret Easton Ellis. Lo trovate su Amazon Prime Video. In secondo luogo il soggetto, che prende spunto dalla vicenda delle squillo del Parioli, si presta bene ad un’operazione interessante.

Due adolescenti, Chiara (Benedetta Porcaroli) e Ludovica (Alice Pagani). La prima è cresciuta in una famiglia benestante ed ha tutto ciò che vorrebbe avere; la seconda ha un rapporto molto stretto con la madre Simonetta (Isabella Ferrari), ma a scuola fa fatica ad inserirsi nelle conversazioni con i suoi compagni di classe. Due mondi tanto distanti che, però, si avvicinano quando decidono di provare qualcosa di nuovo e trasgressivo. Si mettono così a disposizione di Saverio (Paolo Calabresi), proprietario di un night club, che senza farsi troppi scrupoli le trasforma in escort, pronte a tenere compagnia -per così dire- a uomini molto più grandi di loro.

Non aspettatevi però la classica serie che punta il dito con supponenza. Dietro la sceneggiatura ci sta il collettivo di giovani autori (GRAMS) che, a quanto pare, ha usato un linguaggio lontano dal solito stereotipo andando a focalizzarsi sul disagio di una generazione non risparmiando le istigazioni e le frecciatine.

Da Baby quindi ci aspettiamo un’opera provocatoria e con una grande cura per l’estetica, una serie dal respiro ampio con un occhio di riguardo ai cinefili. Il primo teaser onestamente promette molto bene.

 

Pronti a chiudervi in casa salutando il mondo, noioso per quanto reale, e ad accendere Netflix?

E voi che avreste messo? Siete d’accordo con le nostre scelte?

Ditecelo nei commenti e continuate a seguirci su Ciakclub.

Semplicemente appassionato ed affamato di tutto ciò che riguarda la cultura e l’arte popolare (nel senso letterale del termine): fumetti, libri, fotografia, tv e, ovviamente, cinema, che ne è il massimo esponente e la massima espressione.

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