Titanic, l’amore che vince nel dramma e le regole del kolossal moderno

Titanic è di nuovo in sala, a vent'anni dalla sua uscita: ha dettato le regole del kolossal moderno. Impossibile da dimenticare.

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Titanic, più che un film, è un epico evento di tre ore stampato nell’immaginario collettivo. L’avventura sentimentale di Jack e Rose, nel contesto di uno dei più grandi drammi di sempre, ha segnato in maniera indelebile la storia del cinema. Piaccia o meno, l’opera di James Cameron ha dettato le regole del kolossal moderno. È uno dei tanti gradini che La Settima Arte ha compiuto in seguito al primo grande film d’intrattenimento che esista: Lo Squalo, di Steven Spielberg. Ora come ora, tuttavia, è difficile trovare un classico film hollywoodiano che possa battere Titanic all’interno di questo genere.

La pellicola, che lanciò la carriera di Leonardo Di Caprio e Kate Winslet, usciva vent’anni fa in italia. Era il 16 gennaio 1998; per festeggiare il ventennale, è stato riproposto al cinema per tre giorni. All’epoca rimase in sala la bellezza di 6 mesi; il  il 23 Marzo si impose vincendo 11 premi Oscar – record assoluto alla pari di Ben Hur e Il Signore degli Anelli: Il Ritorno del Re. Ha anche il record di nomination, 14, insieme a La La Land e Eva contro Eva.

Un kolossal completo

Titanic

La storia insegna che il cinema nasce e si evolve – soprattutto ad Hollywood – come grande forma d’intrattenimento e solo in un secondo momento come forma d’arte; per questo servono le grandi storie. Titanic ha una grande storia ed è il kolossal moderno perfetto in quanto unisce azione, dramma, sentimento, avventura, un cattivo antipatico e una narrazione dinamica caratterizzata da colpi di scena continui ed eventi fluidi che si susseguono, frutto di un rapporto fra causa e effetto. Tutti elementi arricchiti da un immenso investimento economico, imponenti mezzi realizzativi, perfezione tecnica e impatto visivo. Pura narrazione in movimento, insomma, puro cinema; almeno secondo la concezione più classica di esso – se poi preferite film di nicchia ungheresi, allora, siamo su due piani valutativi diversi. Rimanendo nell’immaginario sognante di Hollywood, però, Titanic funziona su ogni livello. Ecco perché rimane, a nostro avviso, ancora il film da battere a distanza di vent’anni

L’opera che, forse, si avvicina di più a questa completezza in tempi recenti è lo stesso La La Land. Secondo gli stessi criteri di giudizio, è facile capire come entrambi i film abbiano conquistato la giuria degli Academy. Tutti e due, guarda caso, hanno una storia d’amore intensa, impossibile e senza lieto fine.

La storia d’amore

Titanic

Come ogni importante film hollywoodiano, Titanic ha un’importante storia d’amore. Quella di Jack e Rose è rimasta nel cuore di milioni di persone. È il loro microcosmo, all’interno dell’immensità simbolica della nave e dei vari impedimenti, che arricchisce la presa emotiva di una tragedia storica realmente avvenuta. La morte di Jack, il cui personaggio scatenò la Di Caprio-mania, rimane un piccolo dramma cinematografico che il pubblico non ha mai superato.

Non importa, però, perché importa il viaggio: quello dei due personaggi, appartenenti a classi sociali differenti, è stato uno dei più intensi di sempre. Ormai va molto di moda, tuttavia, non dare un lieto fine alle storie sentimentali. Fino al periodo della New Hollywood, fine anni ’60, una cosa del genere era impensabile per i produttori. Basti ricordare le commedie romantiche che hanno fatto scuola.

Accadde una notte (1935), pellicola pioniera del film sentimentale americano, ovviamente ha un lieto fine. Lo stesso vale per altri classici del genere come Vacanze romane, Colazione da Tiffany, Harry ti presento Sally o il più recente Notting Hill. Fu Woody Allen, nel 1977, a dare una sterzata a questi finali – bellissimi nella loro classicità, ma oggettivamente ovvi per gli spettatori di oggi – con le nevrosi e il famoso finale non lieto di Io e Annie. Il pubblico americano iniziava ad abituarsi all’idea che i rapporti sentimentali non debbano essere necessariamente idealizzati ma, ogni tanto, anche più realistici e di conseguenza catartici. E la cosa gli piaceva perché era nuova.

In chiave moderna, sono quelli più intensi emotivamente, tormentati e senza l’happy ending ad essere i più amati. Un altro esempio importante? Se mi lasci ti cancello (Eternal Sunshine of the Spotless Mind), risalente a pochi anni dopo Titanic, che ha quanto meno un finale aperto. Tra l’altro, guarda caso, sempre con una magnetica Kate Winslet in copertina. In tempi recentissimi, possiamo tornare ancora una volta all’esempio di La La Land e quel nostalgico quanto malinconico raccordo di sguardi finale fra Sebastian e Mia.

L’epopea di Jack e Rose, però, resta forse quella destinata a rimanere di più nel cuore e nella memoria del cinema. Le ragioni potrebbero essere tantissime, ne diciamo alcune: il contesto commovente, il dolore fisico ed emotivo, il concetto d’amore che vive comunque di fronte alle avversità e all’antagonista, nonostante la morte fisica.

Qualche curiosità

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Uno scatto avvenuto durante le riprese (fonte Wikipedia)
  • Per darvi un quadro conclusivo dell’imponenza del film di Cameron, si deve sapere che il Titanic venne interamente ricostruito. La nota pignoleria del regista portò la produzione a riproporre minuziosamente i lussuosi interni. Non esistevano, ovviamente, teatri di posa così grandi da accoglierlo per girare. La 20th Century Fox acquistò 16 milioni di metri quadrati d’acqua lungo la spiaggia di Rosarito, in Messico.
  • La parte di Jack venne proposta a diversi attori. Gli studios volevano Matthew McConaughey, ma fu James Cameron ad insistere per Di Caprio. La parte venne offerta anche a Johnny Depp, che la rifiutò, per poi ammettere di essersene pentito.
  • Si stima che il film venne girato con un budget di 200 milioni di dollari.
  • È il secondo film per il miglior incasso al botteghino di sempre: 1.850.300.000 di dollari.

Qui altri dettagli sul film.

 

Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

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