Michelangelo – Infinito: l’anelito d’eterno che dal marmo si leva a sfiorare Dio

0
3569
Michelangelo

Michelangelo – Infinito di Emanuele Imbucci è l’apologia del grande maestro del Rinascimento a cui la letteratura ha conferito le parole per scioglierne il geniale mistero.

Rubrica: Loving Arts

Dagli stessi produttori di Caravaggio, l’Anima e il Sangue ecco arrivare nei cinema Michelangelo – Infinito. A metà, tra un documentario (erede del critofilm) e un biopic di finzione, il film diretto da Emanuele Imbucci propone una ricostruzione verosimile della vita del Michelangelo Buonarroti e, di alcune di quelle opere d’arte, che hanno assunto un ruolo e un valore imprescindibili nella storia dell’Arte universale.

Il racconto biografico si nutre di poche, enumerabili fonti:

  • Le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori di Giorgio Vasari.  Attingendo presumibilmente alla seconda edizione, edita dalla famiglia Giunti (stampatori) nel 1568. Ampliata e corredata di materiale illustrativo, rispetto alla prima stesura del 1550 stampa da Torrentini.

Michelangelo

  • Rime e Lettere di Michelangelo Buonarroti, suggendo la verità dalla stessa penna del maestro del Rinascimento, o almeno traendone il romanzo che egli stesso stava interpretando.
  • La Divina Commedia, paradigma della cultura medievale, specchio di una concezione dell’universo direttamente discendente dal disegno divino; documento di impareggiabile valore, laddove si voglia comprendere il sentimento religioso di un’epoca di estremismo cattolico, come quella vissuta dal maestro Buonarroti.
  • I Musei Vaticani e il Professor Vincenzo Farinella, per la ricostruzione delle vicende legate alla Cappella Sistina, al cui merito certamente si deve, l’attendibile ricostruzione storica, della sequenza delle giornate di lavoro.

Michelangelo

Il soggetto di Cosetta Lagani, direttore artistico, consegna agli spettatori l’immagine di un uomo schivo, inquieto, scosso da inappagabile ambizione e animato da profonda fede.

Michelangelo Buonarroti, uomo del Rinascimento, contemplava il mondo intorno a lui come riflesso di un preciso disegno divino, nel quale, le sue mani e il suo genio, non altro erano che gli strumenti attraverso i quali, Dio aveva scelto di celebrare la sua gloria. E il marmo di Carrara era l’omaggio della Natura, sua figlia, al divino padre: tanto bianco, che la luce, dilettevolmente, poteva rincorrersi sulle sue superfici, adornandole di tutti i suoi colori. Il marmo forniva all’artista la migliore occasione per cimentarsi in un’arte che fosse più eroica della pittura.

“Partii e giunsi a Carrara: che spettacolo quelle pareti che cambiavano  colore assecondando la luce del sole. Quel tipo di bianco io non l’avevo mai visto nella pietra: il marmo più bello del mondo, da sempre e per sempre. Ci misi giorni a scegliere il marmo migliore che sembrava essere stato creato apposta da Dio, per me, per le mie mani, che ne facessero opere eterne”.

Michelangelo

La tecnologia utilizzata per la riproduzione delle opere è 4K HDR la quale, in concomitanza con gli effetti digitali e una sapiente e suggestiva illuminazione delle opere in funzione costruttiva – curata da Maurizio Calvesi – dà la possibilità, allo spettatore, di assistere al miracolo della creazione: alla nascita della scultura che emerge dal marmo, nella sensuale e straordinaria compiutezza plastica delle sue forme.

Effetto ragguardevole di questa simbiosi tecnologica, che conduce il mezzo filmico al massimo delle sue possibilità rappresentative, è la scena in cui l’enorme blocco di marmo si riflette in una pozzanghera, uno specchio d’acqua naturale che nasceva dal respiro e dal sudore della montagna (citazione del regista) e in essa si riflette, nella maestosità delle sue imponenti fattezze, il David, assurto non solo a simbolo della Firenze Repubblicana, ma allegoria dell’artista stesso che, nella tensione del giovane David – pronto a scagliare il sasso contro il gigante – ritrova il titanismo della propria missione artistica.

Michelangelo

Le musiche di Matteo Curallo infondono sangue e vita a quelle forme, drammaticamente estratte dal marmo e restituite alla luce, descrivendo la stessa fatica, la passione e la forza che mossero il braccio dello scultore.

La struttura narrativa di Michelangelo – Infinito sceglie una formula inedita, servendosi di due attori inseriti in due ambientazioni diametralmente opposte:

“La mia sfida e il mio intento sono stati quelli di rappresentare attraverso le parole di Michelangelo e di Giorgio Vasari (e degli attori che li hanno interpretati) quella che è stata la creazione di queste opere d’arte. La figura di Michelangelo è spigolosa; quella di Vasari, così accogliente, le fa da contraltare”.

(il regista, Emanuele Imbucci)

Michelangelo Buonarroti da una parte (Enrico Lo Verso) e Giorgio Vasari dall’altra (Ivano Marescotti): l’artista introverso, ambizioso e superbo che si oppone al letterato, al critico, al pittore che, vivendo metastoricamente, è in grado di cogliere, riordinare e verbalizzare la stessa realtà che vive. Giorgio Vasari è l’intellettuale che vive in quella sfasatura del tempo presente da cui, secondo il suo omonimo, il filosofo Giorgio Agamben, è possibile guardare alla contemporaneità con il giusto grado di coinvolgimento e critico distacco.

Il teatro elittico da cui impartisce la sua lezione di stima, nei confronti del gran Maestro, è il luogo reale e metaforico in cui Marescotti assolve il suo compito di duca: come Virgilio nella Divina Commedia, egli ci accompagna nel grembo misterioso dell’arte di Michelangelo.

Michelangelo

Vasari è la serenità, la misura classica. Michelangelo è il tormento ed è la passione che esplode e travolge, attraverso la recitazione efficace, emozionante, di Lo Verso.

“Ma perché vado così, di cosa in cosa vagando? Basta solo dire questo: che dove egli ha posto la sua divina mano egli ha risuscitato ogni cosa donandole eternissima vita”. 

Il luogo esemplificativo in cui l’artista ci immette, non senza recalcitranza, nel suo stesso mistero, è la cava di marmo di Carrara. Il maestro, interpretato da Enrico Lo Verso, manifesta la medesima difficoltà che debbono incontrare le sue sculture, quando, prigioniere della pietra, anelano di venire alla luce. La ritrosia di Michelangelo Buonarroti è parte della sua leggenda, eppure, le parole dell’artista, vibrano di quello stesso autocompiacimento che caratterizza l’uomo fiero del suo lavoro ma in perenne sfida con se stesso.

Michelangelo

“Maledette queste mani, maledetto il tempo che passa, maledetta la mia solitudine, maledetto tu, marmo, non rimanga niente di quello che ho fatto. Quel che ho fatto non è stato abbastanza. Maledetto me, che ho provato a farmi simile a Dio provando a dare la vita. Invece di vivere compiutamente la mia, Maledetto. Basta. Che cosa resta? Me lo vuoi dire? Me lo dici a cosa è servita tutta questa immensa fatica?! Perchè? Perché non Parli?!”

La dottrina dell’Infinito, caldeggiata in questo lungometraggio, ha molteplici valenze: essa è incarnata dalla Pietà Rondanini nell’ultima fase dell’incompiuto michelangiolesco, quando l’artista visse il dramma di non saper “levare” la mano dall’opera, di non sapere come trarre fuori la figura che, per tutta la vita, considerò prigioniera del marmo.

L’Infinito di Michelangelo Buonarroti è dunque il non finito. Librandosi oltre l’efferatezza del luogo comune che vuole che l’infinito sia ciò che non finisce, ciò che non avrà fine e non ciò che non è ancora finito, in riferimento ad un tempo presente, in cui l’artista ha smarrito quel filo di Arianna che lo avrebbe condotto fuori dal labirinto di un “togliere” che non ha tregua e non trova appagamento. Il non finito di Michelangelo manifesta una sua ontologica compiutezza, nella compenetrazione sfumata di quei corpi, della Madonna e del Cristo, perfettamente delineati eppur indistinti, nella pregnante caratterizzazione dei ruoli di chi regge e chi è sorretto.

Michelangelo
La Pietà Rondanini

Infinita è l’eterna e inquieta tensione dell’artista, intento in una perfettibilità costante e una perfezione ideale, mai, crediamo, esaustivamente idealizzata.

“Come può un misero uomo riuscire ad eguagliare il perfetto disegno divino”?

Critico d’arte contemporanea, esperto di body-art, arti performative e costume-play; appassionato di letteratura e cinema.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here