Il meglio del peggio di Venezia75

La Mostra è finita. Un'edizione di altissimo livello, dicono. Siamo d'accordo, ma ciò non vuol dire che proprio tutti tutti i film fossero imperdibili, anzi...

0
6036

N.B: Contiene spoiler. E l’autore dell’articolo prende le distanze da qualunque opinione espressa nello stesso.

Capri-Revolution di Mario Martone: Una bellissima pastorella della Capri di inizio ‘900 scopre che sull’isola c’è una comune hippy (sic) dove sono tutti bellissimi e con tagli all’ultima moda (ultima moda di oggi, non ultima moda di inizio ‘900). Lì in tre giorni le insegnano a leggere in italiano e a parlare in inglese, ma lei si rompe presto i maroni delle interminabili discussioni sull’anima e sulla materia e scappa, come vorrebbero fare gli spettatori. Sogno un remake ambientato nella bassa modenese intitolato Carpi-Revolution.

The Mountain di Rick Alverson: Non ho ancora capito perché in questo elegante e raffinato film sugli orrori della lobotomia a un certo punto appaiano, per una decina di secondi, due modellini 3D di un uomo e una donna che ballano nudi roteando su loro stessi e che non torneranno mai più.

Opera senza autore di Florian Henckel von Donnersmarck: Tipo una mini serie RAI ma coi nazisti. Va avanti totalmente a caso, eppure riesce incredibilmente a essere previdibilissimo. A un certo punto appare di sfuggita Hitler di spalle. Sono abbastanza sicuro l’attore fosse Beppe Fiorello.

Suspiria di Luca Guadagnino: Mi rifiuto di credere che Guadagnino abbia girato scene così splatter con esplosioni di sangue ovunque mettendoci come colonna sonora la vocina garrula di Thom Yorke senza l’intento di far ridere. Perché per due ore questo Suspiria annoia, poi l’ultima mezzora è molto buffa. Sì, avete letto bene: dura due ore e mezza. Perché? Questo è il vero enigma del film.

The Nightingale di Jennifer Kent: Il film è mediocre, ma siccome un imbecille ha dato della puttana alla regista ora è bellissimo, ma siccome ora tutti dicono che è bellissimo solo perché un imbecille ha dato della puttana alla regista ora fa schifo.

At Eternity’s Gate di Julian Schnabel: Un film su Van Gogh come lo potrebbe fare uno studentello del DAMS con pretese autoriali ma senza inventiva. Dafoe riflette sull’arte e sulla vita rigorosamente in controluce e parla fissando in macchina con altri che a loro volta parlano fissando in macchina, il tutto con un montaggio estroso che fa tanto film d’arte.

Peterloo di Mike Leigh: Chiariamoci, Mike è ancora bravissimo, eh. Però il suo film di due ore e mezza sul massacro di St. Peter’s Field prevede dieci minuti di battaglia (alla fine) e due ore e venti di discussioni sulla politica inglese di inizio ‘800. Non entusiasmante, diciamo.

What You Gonna Do When the World’s on Fire di Roberto Minervini: Quest’anno è stata una bella gara per eleggere il titolo di film più pesante del Festival, ma alla fine ha prevalso questo documentario (?) sul razzismo (?) negli Stati Uniti (?). Uso tanti punti interrogativi perché è tutto girato in primissimo piano ed è un po’ difficile capire cosa stia succedendo.

Una storia senza nome di Roberto Andò: Dai, non è credibile che Laura Morante interpreti la madre di Micaela Ramazzotti. Lo so che hanno 22 anni di differenza quindi potrebbe benissimo essere, ma nel film dimostrano esattamente la stessa età! Ah, il film è bruttissimo anche al di là di questo.

Venezia75

CONTENUTI EXTRA: TIPI DA LIDO; O, CHI INCONTRI AI FESTIVAL DI CINEMA

-La cinquantenne che alla proiezione di un corto di Gitai sul conflitto arabo-istraeliano è subito scoppiata a piangere a dirotto. Ma proprio all’inizio, sulla prima inquadratura di un ciuffo d’erba su un sasso. Ha smesso davanti a massacri ed esecuzioni.

-Il giornalista che in tarda serata in sala stampa scuote la testa con le mani tra i capelli sussurrando “Che cazzo ho scritto”?.

-Lorenzo Mattotti che ha deciso di utilizzare Sasha Grey come modella per la locandina della Mostra.

-Il marinaio del vaporetto Lido-San Marco che all’una di notte, con gli occhi iniettati di sangue, intima ai passeggeri tardivi di sbrigarsi perché vuole andare a letto.

-Uno che ha inveito contro la Mostra (“Incompetenti! Nemmeno alla sagra dell’arrosticino!”) perché hanno acceso le luci di sala prima della fine dei titoli di coda del film di Tsukamoto, dopo i quali c’era un’altra scena. Un paio di istanti di fronde d’alberi.

-Guillermo Del Toro che trotterella deciso per il Lido ondeggiando e abbracciando con entusiasmo chiunque lo saluti.

-L’elegantissima signora che ha discusso al telefono di tutti i suoi viaggi (Dubai, Singapore, New York..) in sala stampa, ad altissima voce, scacciando scocciata con un rapido cenno della mano chiunque le facesse notare che disturbava.

-La ragazzina che ha letteralmente ballato per tutta la visione di Vox Lux. Ci stava.

-Io, che quasi sfondo la porta in cristallo del Campari Lounge perché cerco di spingerla e tirarla quando è a scorrimento, e poi rovescio ovunque il mio Americano.

-La tipa che al suddetto Campari Lounge ordina uno Spritz Aperol. Insistendo di volere l’Aperol perché il Campari non le piace.

Segui Marcello su Instagram e Twitter.

Scrivo, giro cortometraggi, faccio teatro.
Nel tempo libero sopravvivo.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here