The Ballad of Buster Scruggs, la recensione del nuovo film dei fratelli Coen

L'ultima opera dei fratelli Coen è un film a episodi che offre tante differenti visioni sul Western, ed è quasi un sunto di tutto il loro precedente cinema. Ma a parte questo, c'è qualcos'altro?

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The Ballad of Buster Scruggs

Come si può recensire un film a episodi? Si deve parlare dei singoli capitoli, oppure basta solamente cercare e trovare qualcosa che li colleghi tutti concentrandosi poi su questo fil rouge? Se, per quanto riguarda The Ballad of Buster Scruggs dei fratelli Coen, si optasse per la seconda possibilità, allora l’articolo sarebbe assai facile da scrivere; dopotutto la loro ultima opera è né più né meno che una raccolta di cortometraggi western dei fratelli Coen. E tutto quello che ci si può aspettare da una raccolta di cortometraggi western dei fratelli Coen si ottiene: ottima regia, grandi attori, black humor, un po’ di sana violenza.

Il problema nel commentare in questo modo un film così è che ora non mi rimane molto altro da dire. In fondo il cinema dei Coen è facilmente riconoscibile, un western l’hanno già fatto, e nessuno degli episodi di Buster Scruggs aggiunge nulla al loro percorso artistico. Per evitare di concludere già ora questa recensione, si fa dunque necessario entrare più nel dettaglio. Nel bene o nel male i fratelli Coen meritano un po’ più di spazio.

Come ogni film a episodi, anche Buster Scruggs ha alti e bassi. Il primo e l’ultimo capitolo sono indubbiamente i migliori, ed è interessante perché, all’interno del comune spirito della pellicola, i due corti più validi si pongono agli antipodi dell’umorismo coeniano. Il primo, quello che dà il titolo al film, sta dalle parti di Fratello, dove sei? e Ladykillers: esagerato, surreale e spudoratamente comico. L’ultimo, invece, mette in risalto la loro ironia più cupa, quella alla Fargo per intenderci.

Fratelli Coen

Ecco, questo potrebbe essere il vero valore del film (forse l’unico, a voler essere troppo severi): The Ballad of Buster Scruggs è un perfetto compendio dell’opera di Joel ed Ethan Coen. Ogni suo episodio può essere facilmente ricollegato a un loro precedente lavoro, quindi a una specifica diramazione del loro cinema. Oltre all’umorismo nero, ci sono momenti più seri, momenti più drammatici, momenti più caustici. Siamo davanti a un riassunto. Davvero ben scritto, sì, ma sempre un riassunto. Ciò che vale davvero la pena leggere va cercato altrove. Anche perché, tolto principio e conclusione, gli altri capitoli lasciano davvero il tempo che trovano, e uno o due sono sembrano essere buttati in mezzo solo per fare minutaggio.

Comunque, dicevamo un riassunto: non solo dei Coen, però. Questa ballata è anche un inventario dei topoi del cinema western. Cercatori d’oro, pistoleri infallibili, rapinatori, carovane, indiani, bordelli: se si scomponesse Buster Scruggs si potrebbe poi coi suoi pezzi ricostruire qualunque altro film statunitense di questo genere. Vista così, è un’opera ricchissima, che nasce dall’amore dei Coen per la cultura popolare del loro paese natale.

Ombre rosse

Tenendo conto di questa sua funzione catalogica, del suo essere un doppio puzzle, si potrebbe allora riuscire finalmente a scrivere qualcosa su Buster Scruggs. Ma nemmeno in questo caso una recensione potrebbe andare bene, perché ora non sarebbe più sufficiente. Bisognerebbe parlare del cinema dei fratelli Coen, della storia del western e del rapporto tra questo genere e i due cineasti, e allora occorrerebbe impegnarsi in un saggio lungo e complesso.

Qui purtroppo o per fortuna lo spazio per un saggio non lo abbiamo, e dobbiamo limitarci a una recensione. E alla fine una recensione di The Ballad of Buster Scruggs potrebbe davvero essere solo questa: si tratta né più né meno che di una raccolta di cortometraggi western dei fratelli Coen. Ecco, detto tutto.

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Scrivo, giro cortometraggi, faccio teatro.
Nel tempo libero sopravvivo.

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