Stanley Kubrick ha finalmente spiegato il finale di 2001: Odissea nello spazio

Non è uno scherzo: a cinquant'anni dall'uscita del film è emersa un'intervista del 1980, finora inedita, in cui il leggendario regista racconta il significato dell'ultima scena del suo capolavoro.

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Stanley Kubrick

Ultimamente capita spesso che alcuni registi intervengano per spiegare i loro film. Un caso limite è stato quello di Rian Johnson, che in seguito alle tante critiche ricevute per l’Episodio VIII di Star Wars ha passato intere settimane a spiegare tutte le sue scelte. Di sicuro non ci aspettavamo però che anche Stanley Kubrick intervenisse per raccontare il significato del suo film più ambiguo e misterioso, 2001: Odissea nello spazio, eppure è quello che è accaduto.

No, purtroppo il buon Kubrick non è tornato in vita per riprendere a fare film. Ma negli ultimi giorni è emersa una vecchia intervista rilasciata dal grande regista statunitense nel 1980 per un documentario mai distribuito. Jun’ichi Yaoi stava girando infatti un film sugli eventi soprannaturali apparentemente accaduti sul set di Shining (distribuito proprio nel 1980), quando ha ricevuto una telefonata da Kubrick, prontamente registrata, in cui quest’ultimo spiega il finale del suo capolavoro fantascientifico.

2001: Odissea nello Spazio

Esatto: esiste un documento in cui il regista dà la sua interpretazione di una delle scene più iconiche ma anche più enigmatiche della storia del cinema. Raggiunto il monolite nero che orbita attorno a Giove dopo aver disattivato Hal9000 che ha ucciso tutti i suoi compagni, l’astronauta Bowman viene assorbito in una specie di tunnel psichedelico, uscito dal quale si ritrova in una grande stanza in stile Impero. Qui osserva se stesso invecchiare, finché, ormai moribondo a letto, non gli appare di nuovo il monolite, che prova a toccare. Bowman si trasforma allora in un feto che, improvvisamente nello spazio, osserva la Terra.

Sono state date numerose interpretazioni del film e soprattutto dell’ultima scena, che è stata soprattutto vista come la rappresentazione visiva di un’ulteriore evoluzione dell’essere umano, che muore per poi rinascere come Superuomo. Ma ora possiamo lasciare la parola allo stesso Stanley Kubrick.

«Ho sempre provato a evitare [di spiegare il finale di 2001] sin da quando il film è uscito, perché quando tenti di raccontare le tue idee queste sembrano sciocche, mentre se sono rappresentate cinematograficamente funzionano perché ti limiti a percepirle, ma ci provo. L’idea è che [Bowman] è stato catturato da entità quasi divine, creature di pura energia e intelligenza senza forma o aspetto. Lo mettono in quello che si potrebbe definire uno “zoo umano” per studiarlo, e da quel momento tutta la sua vita la passa in quella stanza, senza avere il senso del tempo. Gli sembra che scorra come accade nel film. Quelle entità hanno scelto quella stanza, che è una replica del tutto inaccurata dell’architettura francese, volutamente così inaccurata, perché credono che egli la possa trovare accogliente, anche se non ne sono sicuri, esattamente come facciamo noi negli zoo con gli animali, a cui cerchiamo di dare quello che noi pensiamo sia il loro habitat naturale. Comunque quando hanno finito con lui, come succede in tantissimi miti di tutte le culture del mondo, [Bowman] viene trasformato in una sorta di essere superiore e rimandato sulla Terra, reso ormai una specie di superuomo. Possiamo solo immaginare cosa accada quando torna indietro. È come funziona la maggior parte della mitologia, e questo è quello che stavamo cercando di suggerire».

Il finale di 2001: Odissea nello spazio è così affascinante proprio perché è difficile trovargli una spiegazione semplice e lineare. Di sicuro il significato che aveva per Kubrick non emerge così chiaramente dal film, che mantiene la propria aura arcana. Certo le parole del suo autore vanno tenute in considerazione, ma ciò non significa che 2001 ora non possa continuare a essere interpretato e reinterpretato secondo la personale visione del suo pubblico. Dopotutto dalle prime parole del regista emerge l’intento di lasciare gli spettatori liberi di leggere la scena, e tutto il film, secondo la loro specifica sensibilità. Questo breve video però rimane un documento davvero straordinario.

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Scrivo, giro cortometraggi, faccio teatro.
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