Come Christoph Waltz è passato dal pensare al suicidio a vincere due Oscar

41 anni di preparazione sottotono e un provino decisivo. La storia di Christoph Waltz e della sua voglia di sfondare, nonostante tutto

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Sam Mendes, regista di American Beauty e Skyfall, durante la promozione del suo ultimo film – Spectre – disse a proposito di Christoph Waltz:

<<L’ho scoperto quando ho visto Bastardi Senza Gloria. Non ho idea del perché ci abbia messo così tanto tempo a farsi conoscere. È un attore fuori dal comune, quindi forse non dovrebbe sorprendere troppo che abbia avuto una carriera fuori dal comune.>> 

<<È molto raro trovare un attore non anglofono, eppure con una padronanza simile di tutte le sfumature e le sottigliezze che la lingua inglese può offrire. In questo è unico.>>

Nello stesso periodo Waltz concesse un’intervista al quotidiano britannico The Guardian. Il giornalista Xan Brooks fece in quell’occasione la domanda che probabilmente chiunque gli voleva allora: <<Sig. Waltz, perché ha accettato per decenni ruoli di second’ordine?>>. La risposta, molto banale, sgonfia in un battito di ciglia l’importanza della domanda: <<Non c’erano alternative>>. Ma poi aggiunge: <<O, per meglio dire, l’alternativa era il fondale di un fiume molto profondo. E una pietra pesante attorno al mio collo>>.

Non ci si può arrogare il diritto di dire che quando Tarantino lo scelse per Bastardi Senza Gloria, in un certo senso, gli salvò la vita. Allo stesso modo, però, non è inopportuno affermare che il terribile Colonnello Hans Landa gli abbia teso una mano e che lo abbia aiutato ad uscire da un vortice fatto di depressione e pensieri suicidi. Forse una delle poche azioni buone di Landa.

Sì perché Waltz le occasioni in produzioni hollywoodiane le aveva già avute. Nel 1996 interpretò, al fianco di Catherine Zeta Jones,  Vasily Mirovich nel dramma storico Caterina di Russia, mentre nel 2000 recitò con Kevin Spacey – al tempo all’apice della sua carriera – in Perfetto Criminale (Ordinary Decent Criminal). Entrambi i film non ebbero il successo sperato e le sue performance vennero facilmente dimenticate.

Va da sé che questi furono duri colpi per l’attore austriaco. Perché è certamente peggio aver mancato il centro due volte piuttosto che non aver mai tirato. Se nasci, per tua (s)fortuna, con grandi ambizioni artistiche, e quarant’anni d’esperienza non ti permettono di sfondare, allora qualche domanda comincia a frullarti in testa. E le risposte non lasciano quasi mai il sorriso.

Perché Waltz, nato e cresciuto a Vienna, il pallino per i grandi palcoscenici lo sviluppò sin da ragazzo. Figlio di due costumisti e scenografi, con il nonno che fu un noto psicologo allievo di Sigmund Freud, mentre la nonna attrice presso il Burgtheater, non si può certo dire che sia cresciuto in un ambiente culturalmente poco attivo. Dopo aver studiato canto operistico all’Università per la musica e le arti interpretative di Vienna, si spostò, verso la metà degli anni ’70, a New York per studiare recitazione.

I frutti degli studi viennesi:

Tutto questo prima di trasferirsi a Londra con la sua compagna newyorkese, e i tre figli da lei avuti. L’Inghilterra, nelle idee di Waltz, doveva essere il grande balzo in avanti, un palcoscenico internazionale dove finalmente puntare alle stelle. Invece, stavolta, la realtà si presenta in tutto il suo orrido aspetto. La famiglia non si può certo mantenere da sola, serve un salario fisso che il solo teatro non può garantire. Qui, dunque, l’attore austriaco comincia a lavorare molto di più in televisione, cominciando ad accettare anche ruoli abbastanza discutibili.

<<Devi trovare il modo di mantenere te e la tua famiglia>>, ha detto una volta Waltz. <<Ma d’altra parte stai ancora puntando all’eccellenza, e la tua frustrazione cresce giorno dopo giorno>>.

Di quel periodo, Youtube offre molti frammenti dei suoi lavori.

Il Commisario Rex:

Qui nel tentativo di catturare un gatto:

E infine qua mentre s’intrattiene dolcemente con una donzella:

Alla luce di ruoli non troppo esaltanti potrebbe scattare la molla di mandare tutto all’aria e di costruirsi una carriera in un altro mondo, che non sia quello della recitazione. <<Mia moglie una volta me l’ha detto. Insisteva parecchio. Cercava di dirmi in modo molto convincente: “Oh, tu potresti fare qualsiasi cosa. Sei molto talentuoso. Perché ridursi a questo?” Me la sono presa. Per dirla con un eufemismo>>.

I due si separano pochi mesi dopo, e Waltz torno a Berlino, dove tutt’ora risiede. Non sarà mai costretto a lasciare la professione artistica – per questo si definirà <<un privilegiato>> – ma la frustrazione aumentava e le opportunità offerte diminuivano di giorno in giorno. Contemporaneamente la depressione lo cingeva sempre più fra le sue braccia.

A questo punto della storia entra in scena un regista americano, amante dei piedi femminili, del sangue e delle pistole. È il 2008 e Quentin Tarantino sta cercando disperatamente un attore all’altezza d’indossare i panni di Hans Landa. Nelle sue parole: <<Il personaggio più difficile da interpretare che abbia mai scritto, ma anche il più bello>>.

Nella versione originale, infatti, Landa dovrebbe essere in grado di districarsi fra tre lingue diverse (inglese, francese e tedesco), più una breve scena (divertentissima) in italiano. Il tutto attorniato da una credibilità di fondo che lo renda l’uomo interessante e malvagio che tutti impareranno a conoscere.

<<Non riuscivo a trovare nessun attore che mi restituisse la poesia che avevo in testa. Nessuno in grado di restituirmela completamente in tutte le lingue>>. Il progetto stava per essere abbandonato, Tarantino era intenzionato a pubblicare la sceneggiatura e a dedicarsi ad altro. D’accordo coi produttori, decide, quindi, di continuare la ricerca della chiave di volta del film per un’ultima settimana. Vanno in Europa, a Berlino.

<<Ti posso dire che il giorno in cui Christoph Waltz entrò nella stanza (in cui si stavano svolgendo i casting), si sedette e lesse le prime due scene, ricordo di aver pensato: “Ok, questo film si fa” >>.

Il resto è storia si potrebbe dire. A Cannes, dove il film venne presentato nel 2009, Waltz vinse il Prix d’interprétation masculine. Sul palco, visibilmente commosso, non mancherà di ringraziare Quentin per: <<Avermi restituito la vocazione>>. Più avanti spiegherà: <<A me stesso devo la mia preparazione, a Tarantino l’avermi permesso di trovare un posto nel mondo>>.

Stando alle parole di Tarantino, alcuni giornalisti francesi pare abbiano chiesto al regista di <<Proteggere Christoph>>. <<Uno di loro mi ha detto: “non lasciare che finisca ad interpretare il cattivo nei prossimi Die Hard”>>. Ciò starà inevitabilmente alla sua capacità di scegliere bene per il futuro. <<Questa è la cosa migliore dell’essere apprezzati: avere delle possibilità di scelta>>, ha dichiarato Waltz.

Tre anni dopo, agli Oscar 2013, l’attore austriaco vincerà il suo secondo Oscar. Sempre per un personaggio di Tarantino. Qualche sera prima i due si erosero il fegato a suon di cicchetti. La strada scelta sembra essere quella giusta, almeno finora.

Per mettermi i piedi in testa ci vuole Ben Affleck

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