Scrubs, il dramma dell’eterna gavetta: le loro vite sono le nostre

La gavetta eterna come metafora della vita: Scrubs è l'evoluzione moderna della sit-com.

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La gavetta eterna come metafora della vita: Scrubs è l’evoluzione moderna della sit-com. Bill Lawrence ha creato un manifesto generazionale

Friends, negli anni ’90, ha posto le basi della serie comedy moderna. Scrubs, nel primo decennio degli anni 2000, ha alzato ulteriormente l’asticella; quella di Bill Lawrence è una serie dallo stile di scrittura verticale, dinamico, in costante movimento. Lo show ha comunque le caratteristiche di base di una sit-com: la ripetizione degli stessi ambienti, determinate situazioni che non cambiano mai, personaggi caricati – rubando dalle maschere teatrali – in maniera macchiettistica – trovate comiche geniali. Tuttavia, c’è molto di più questo: i personaggi si evolvono. Al contrario delle classiche sit-com, in cui non cambia mai niente, Scrubs ha dei personaggi che crescono in relazione alle esperienze di vita che fanno. È una serie verticale, dunque, non orizzontale. È comunque da considerarsi una sit-com, pur tradendo questa premessa di base; solo che è l’evoluzione moderna del genere. Per questo è stata la serie più completa di quel decennio nel mondo comedy. Scrubs è l’evoluzione moderna della sit-com.

Scrubs, al ritmo comico imposto da abili sceneggiatori, alterna momenti di riflessione, malinconia e filosofia; non disdegna l’analisi del lutto e della tristezza. Non risulta, però, mai lenta e pesante; il quotidiano viene affrontato con leggerezza, permettendo allo spettatore di empatizzare con facilità. Parte del merito va anche a Zach Braff, che ha dato vita a uno dei personaggi principali più riusciti, complessi e ben interpretati della storia recente della televisione. È divertente, ma le sue insicurezze e nevrosi sono quelle di tutti. In fondo, è questo che deve fare una serie comedy: permettere di trovare un po’ di sé stessi nella vita dei personaggi, attraverso la routine, purché essa sia comicamente caricata al massimo. È un genere che per questo non morirà mai; al massimo si può evolvere. Scrubs è un passaggio fondamentale di questa evoluzione. Anche How I Met Your Mother – di cui vi parleremo prossimamente – ha seguito questa strada aperta da Friends; è uscita, però, quattro anni dopo Scrubs.

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Zach Braff interpreta J.D.

Scrubs: il concetto di eterna gavetta 

Scrubs ha una storyline abbastanza lineare. Il concetto che maggiormente permette di empatizzare con i personaggi – J.D. e Elliot in particolare – è legato al senso di gavetta che non finisce mai. Simbolicamente, l’ospedale è stato sapientemente scelto come metafora della vita; una grande macchina a ingranaggi in cui siamo solo un piccolo componente, quasi insignificante, di un processo dal quale sentirsi schiacciati. In qualche modo, siamo portati dalla struttura a cercare di salire sempre di più. Al suo interno tutti sono autorizzati a trattarci male, se rappresentanti di un grado più alto del nostro: da qui viene il senso di sconfitta e di debolezza, tanto caratteristico nei giovani specializzandi del Sacro Cuore. Chi assume il ruolo di carnefice – vedi il dottor Cox – può anche rivelarsi altrettanto vittima di un sistema complesso. Il senso di solitudine che ne consegue è una delle colonne portanti della serie. Tutto ciò impone a J.D. e Turk di assumersi grandi responsabilità e di maturare, processo che gli riesce molto difficile. Una cosa è certa: piano piano ci si riesce e si diventa uomini.

In virtù di questo, è per questa ragione che solo alla fine J.D. e Elliot si mettono insieme una volta per tutte. Non ci sono riusciti prima, nelle prime tre stagioni, perché erano ancora troppo immaturi, presi da nevrosi e insicurezze; il loro percorso di crescita doveva avvenire attraverso strade separate, per poi incontrarsi di nuovo alla fine delle suddette strade. Una volta terminata la crescita di vita, qualche anno dopo, J.D. e Elliot sono finalmente pronti per stare insieme una volta per tutte nell’ottava e ultima stagione. Anche qui, dunque, è forte il concetto di gavetta; esso è presente non solo in ambito lavorativo, ma in generale nella vita.

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Donald Faison interpreta Chris Turk

Quella tra i 25 e i 30 anni è un’età delicata: si diventa realmente adulti, iniziando a tirare le somme di ciò che si è ottenuto o si voleva ottenere dalla vita. La sensazione di essere dei falliti e di non aver realizzato niente è molto comune; è presente in maniera quasi costante nei personaggi di Scrubs.

La qualità della serie è quella di raccontare questa fase di crescita, questo giro di boa della vita, con una qualità di scrittura fuori dal comune all’interno del suo genere. Oltre al valido stile comico, possiamo vedere i personaggi evolversi e cambiare in maniera molto graduale nella vita di tutti i giorni; lo fanno con costanza, con una coerenza profonda anche fra la prima e l’ottava stagione. Ci sono semplicità e delicatezza nel delineare un percorso psicologico di crescita che – andando oltre alle classiche caricature comiche da sit-com – alla fine risulta molto realistico.

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Sarah Chalke interpreta Elliot Reid

Per fare tutto questo, non servono esistenzialismi noiosi e fini a sé stessi: Scrubs è essenziale e conciso. La leggerezza è la prima cosa. La difficoltà a trovare sé stessi e la propria strada rappresenta tutti noi. Bill Lawrence ha creato un manifesto generazionale, fra una battuta divenuta cult e una riflessione malinconica. Le loro vite sono le nostre.

A cura di Tiziano Angelo

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Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

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