Il miracolo, la recensione della serie creata da Niccolò Ammaniti

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Il miracolo
La locandina della serie

Andata in onda su Sky Atlantic e Sky Cinema, Il miracolo rappresenta la prima esperienza televisiva per lo scrittore Niccolò Ammaniti. Ecco la nostra recensione.

Niccolò Ammaniti è uno degli scrittori italiani (giustamente) più famosi. La sua abilità di costruire storie caratterizzate da una commistione di generi e da un continuo scavallamento di veridicità è innegabile. Come affermato dallo stesso Ammaniti, raccontare una storia sulla carta è molto diverso dal raccontarla sullo schermo. La televisione è allora il medium perfetto per la trascrizione di una storia ambigua, in cui politica, famiglia, religione e criminalità si intrecciano senza mai mettere in secondo piano l’interiorità dei personaggi, vero e proprio punto centrale dell’analisi condotta da Ammaniti.

Fortemente aderente alla realtà politica e sociale presente (basti pensare alla questione dell’uscita dall’euro) la serie parte da una domanda semplice eppure profonda: come cambierebbero le vite di chi entra a contatto con un vero e proprio miracolo? Il ritrovamento di una statuetta della Madonna che piange sangue sconvolge l’esistenza di una serie di personaggi interessanti, atipici.

Il miracolo, la recensione della serie creata da Niccolò Ammaniti

Primo fra tutti il premier italiano Fabrizio Pietromarchi (Guido Caprino) e la sua famiglia. È lui a dover gestire la delicata questione che viene in realtà messa da parte a causa delle difficoltà che è costretto ad affrontare nella vita pubblica e privata. Una moglie infelice ed infedele (un’ottima Elena Lietti), due figli che si allontanano sempre di più dai genitori e un referendum che minaccia di fargli perdere l’incarico. Il miracolo è solo uno dei numerosi problemi nella vita di quello che, prima di essere premier, ci viene presentato in quanto uomo.

La serie di Ammaniti, oltre alla politica, di cui mette in scena alcuni aspetti fondamentali senza tuttavia analizzarli completamente, è interessata anche alla religione. Essa è sottoposta ad una disamina diversa, più profonda e soprattutto moderna. Lontana dalla classica concezione della religione come verità assoluta ed inequivocabile, Il miracolo si interroga sul senso di una fede cieca di fronte ad un presente che ci mette sempre più in difficoltà. La figura che incarna questi dubbi è padre Marcello, interpretato da Tommaso Ragno. Giocatore d’azzardo, lascivo, ubriacone. Si tratta di un personaggio camaleontico, estremamente fedele eppure lontanissimo dalla figura ideale di un prete.

Il miracolo, la recensione della serie creata da Niccolò Ammaniti

Oltre a Marcello e a Fabrizio, protagonisti indiscussi della pellicola, c’è un cast ampio le cui vite sono studiate in maniera abbastanza approfondita. Anche la ricercatrice Sandra (Alba Rohrwacher), il generale Giacomo Votta (Sergio Albelli) oppure la già citata Sole Pietromarchi hanno molto peso nella narrazione, simbolo di una scrittura dei personaggi efficace ma anche della bravura di un cast attoriale le cui performance sono senza sbavature almeno per quanto riguarda i personaggi più importanti.

Discorso a parte lo merita la regia. Ammaniti, alla sua prima esperienza, seppur aiutato da due registi esperti come Francesco Munzi Lucio Pellegrini, dimostra comunque di avere buone idee e di aver imparato dai più grandi. Non è difficile riconoscere echi lontani del Lynch di Twin Peaks, ispirazioni di House of Cards o elementi della vita politica e criminale di Suburra. La macchina da presa si muove dunque in maniera elegante, leggera, dimostrando una certa personalità da parte dello scrittore.

Il miracolo, la recensione della serie creata da Niccolò Ammaniti

Il miracolo è un esperimento coraggioso e tutto sommato ben riuscito, seppure non esente da difetti. La costruzione di una narrazione enigmatica e quasi onirica, implica un sovraccarico di tensione sullo scioglimento della vicenda, in quanto gran parte degli enigmi vanno risolti in maniera convincente nel finale di stagione. Ciò è successo solo in parte, alcune risposte non sono soddisfacenti, ma vengono bilanciate da alcune trovate intelligenti. Si tratta comunque di un prodotto di eccellenza nel panorama italiano, e di un punto da cui partire per il futuro.

Leggi anche la recensione di Mektoub, My Love: Canto Uno.

Studente di Cinema. Faccio molte cose come fotografare, scrivere e bere ma non me ne riesce bene nessuna. Forse l’ultima un pò meglio delle altre.

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