Westworld 2: recensione episodio 5 – Akane No Mai

Proseguono, come ogni settimana, le nostre recensioni di Westworld 2: la serie è attualmente in onda su Sky Atlantic ogni lunedì.

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Eravamo rimasti all’episodio più lungo e più intenso di questa seconda stagione, che si può certamente definire lenta e statica in fase di costruzione. Ne “L’enigma della sfinge” si sono raggiunti comunque degli apici importanti, sia narrativi che visivi: intensi sia il flashback riguardante William e il replicante di James Delos (con una scena che strizzava l’occhio a Lost, prendendo più di uno spunto dalla presentazione del personaggio di Desmond) sia il montaggio “a scatti” con cui Bernard ricorda il suo passato.

Il quinto episodio, successivo ad un climax, non può dunque che essere più “calmo”. Seguiamo principalmente le due protagoniste femminili: Dolores e Maeve, a capo dei loro rispettivi gruppi. Le residenti più potenti per motivi squisitamente diversi e che noi non aspettiamo altro che si incontrino. Ma mentre la trama di Dolores si fossilizza sul suo rapporto con Teddy, il viaggio di Maeve insieme a Hector e Lee Sizemore, lo sceneggiatore del loro universo fittizio (che nel suo essere spalla comica si rivela snervante quasi ai livelli del buon Arturito ne La casa di carta), ci porta finalmente dentro la nuova ambientazione tanto attesa, lo Shogun World.

Questo mondo parallelo a Westworld, colorato da tinte nipponiche che ricalcano l’epoca Edo, è stato creato come una vera e propria alternativa per gli ospiti che preferivano il contesto asiatico a quello più occidentale del Far West. Tra costumi, trucco, abitazioni e personaggi che recitano in giapponese, scontri tra samurai che ricordano Akira Kurosawa e quell’atmosfera sul finale che subito ci riporta nell’universo tarantiniano di Kill Bill vol. 1 e in particolare al personaggio di  O-Ren Ishii, lo Shogun World risulta essere una novità apprezzabile. Particolarità esilarante di quest’universo è che, proprio per via della superficialità di Sizemore (“Prova tu a scrivere trecento storie diverse ogni settimana!”), le trame e i personaggi sono identici a quelli che abbiamo già conosciuto nell’altro mondo fittizio, a partire dalla rapina nel saloon (sull’onda di una versione nipponica di Paint it black degli Stones), e tutti conoscono il proprio alter ego.

Armistice resta estasiata di fronte alla propria controparte, Hector è geloso del suo sosia e più volte pensa di aggredirlo. Ma l’ago della bilancia è l’incontro tra Maeve e Akane, che risultano essere ovviamente molto simili e soprattutto condividono l’istinto protettivo e materno, la vera ragione alla base del viaggio di Maeve. L’amore verso la figlia che l’ha resa più umana degli umani. Ed è proprio per difendere la sua corrispettiva Akane, giunta a scontrarsi con lo Shogun per difendere la sua protetta Sakura, che Maeve rivela a tutti i suoi immensi poteri, in grado di devastare un esercito. Ora tutti sono a conoscenza della “nuova voce” che la possiede.

Detto questo, non mancano i difetti riguardo al percorso delle tre trame di viaggio che costellano Westworld, che quanto meno sembrano essersi un tantino impantanate. Tolto il viaggio dell’Uomo in nero, che continua a intrigare, e il fatto che la ricerca di Maeve della figlia l’abbia radicata in uno schema fisso (incontrare nemici per poi usare i propri poteri telecinetici per salvarsi la pelle), è soprattutto su Dolores che notiamo gli effetti deleteri di queste sabbie mobili.

Dolores è “troppo cattiva”. Ha perso la complessità del suo personaggio, ottenuta in un doloroso percorso di comprensione e maturazione nello scoprire che il suo mondo non è reale. Ora è diventata una spietata leader e, per quanto lo sviluppo sia consono al suo percorso, la sua gestione ne sta limitando fortemente il fascino. Lo capiamo soprattutto in questa puntata, nel rapporto con Teddy: avevamo intuito che lui fosse troppo debole e inadatto alla guerra che sta per cominciare, lo avevamo visto risparmiare dei confederados nonostante l’ordine della donna. Sapevamo perfettamente che sarebbe arrivato un punto di rottura tra Teddy e Dolores. Ma perché così presto? E perché questo punto di rottura sembra essere usato solo per rendere il personaggio della replicante più “anziana” ancora più privo di scrupoli e disposto a sacrificare qualunque cosa, anche l’amore, in virtù di questa guerra? Noi tutto questo già lo avevamo percepito, in realtà. Dunque arriva un po’ prematuramente la decisione di resettare Teddy per renderlo più forte e adatto allo scontro, anche a costo di sacrificare la sua personalità e i suoi ricordi con Dolores (evento che, in realtà, al personaggio di lei aggiunge poco o nulla). Staremo a vedere: magari in serbo c’è ben altro.

A conti fatti, è evidente il tentativo di mostrarci Maeve e Dolores come due leader completamente opposte, ma quest’eccessiva caratterizzazione sta appiattendo lo spessore dei due personaggi.

Le linea narrativa più intrigante – anche perché è quella di cui continuiamo a capire poco o nulla – è quella che riguarda Bernard. In particolare la timeline ambientata nel futuro, in cui Bernard si trova insieme al capo delle operazioni di soccorso Karl Strand. I due fanno una scoperta importante: parte dei residenti ritrovati sulla spiaggia sono senza dati, “vergini” e nuovi di zecca, perché gli è stata cancellata l’identità.

Che ci sia lo zampino di Dolores?

Leggi anche la recensione del quarto episodio di Westworld 2!

Sceneggiatore, nel tempo libero scrivo racconti. Credo che ogni persona abbia un universo dentro e che vada raccontato. Credo nell’empatia.

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