5 motivi per cui Atlanta è la migliore serie in circolazione e Donald Glover l’uomo del momento

Con l'arrivo della seconda stagione di Atlanta su Sky vogliamo soffermarci sul successo e sull'importanza dei primi dieci episodi e di Donald Glover.

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Ieri, 17 Maggio, è arrivata su Sky la seconda stagione di Atlanta, disponibile per intero su On Demand e su Now Tv e sul canale Fox settimanalmente. Prima di parlarvi però di questo secondo ciclo di episodi, cui verrà dedicato un articolo apposito prossimamente, vogliamo soffermarci sul successo di questa serie che, sicuramente, è una delle migliori in circolazione nonché tra le più geniali e sperimentali di tutti gli anni duemila. Acclamata prima di tutto dalla critica (ha vinto due Emmy Awards e due Golden Globes) sta ricevendo anche un grande successo di pubblico. Ma non solo. Parleremo anche di Donald Glover, l’uomo (o meglio l’artista) del momento, una personalità di cui ormai si sono accorti tutti grazie al suo lavoro come attore, autore e cantante sotto lo pseudonimo di Childish Gambino.

Quindi, perchè Atlanta è la migliore serie in circolazione e Donald Glover l’uomo del momento?

1. La Struttura

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Atlanta è, prima di tutto, una serie comedy. Quindi, nonostante si possa essere fuorviati dalle parole utilizzate per descriverla, si ride e tanto. La comicità però non è quella tipica delle sitcom, non deriva direttamente da quello che i personaggi principali fanno o dicono bensì da tutto quello che ruota attorno. La struttura dei 25 minuti ad episodio, tipica del genere, rende la visione scorrevole e porta lo spettatore a divorarla in poco tempo. La narrativa non è prettamente orizzontale, le puntate seguono sì un percorso ma non è profondamente marcato dando più importanza alla verticalità della trama. Atlanta è una serie situazionale, potrebbe apparire una “serie sul nulla” come era stata definita nel passato quel capolavoro (in Italia poco conosciuto ma reperibile su Amazon Prime Video) di Seinfeld. Così come la comicità la struttura narrativa si concentra su determinati episodi che accadono ai nostri protagonisti. Ci troviamo quindi davanti situazioni surreali, episodi comici ma anche avvenimenti puramente drammatici. Molto dell’arco narrativo principale (se veramente esiste) è lasciato off-screen tra una puntata e l’altra o relegati in secondo piano. Ciò che realmente interessa agli autori è semplicemente il momento, l’istante della narrazione ed i dialoghi tra i personaggi, con tutto il mondo che gli ruota attorno e rimane sullo sfondo. Dietro ai loro occhi ma davanti ai nostri. Le prime puntate servono allo spettatore per entrare nel mood necessario per comprendere cosa si ha davanti ma, immediatamente, si ha la percezione della straordinarietà (inteso come extra-ordinario) del tutto.

2. I Personaggi

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Per la sua stessa struttura, di cui vi abbiamo appena parlato, Atlanta necessita di personaggi forti e ben caratterizzati. Se stiamo qua a parlarvi di questa serie è chiaro che sia così. Atlanta parla di Earn (Donald Glover), un trentenne insoddisfatto della sua vita, senza un lavoro stabile con una figlia piccola ed un rapporto altalenante con la madre che sogna di fare il manager musicale; Alfred (Brian Tyree Henry), cugino di Earn spacciatore e rapper di talento con lo pseudonimo di Paper Boi con grandi problemi nella gestione della rabbia; Vanessa (Zazie Beetz), madre sostanzialmente single della figlia di Earn ed insegnante, un accoppiamento che nessuno si augurerebbe; e Darius (Lakeith Stanfield) amico e socio di Alfred con una grande passione per il THC, totalmente imprevedibile è con lui che assistiamo agli accadimenti più comici e spesso surreali della serie. Come potete ben notare tutti i personaggi descritti rispecchiano sostanzialmente gli stereotipi classici di questo tipo di prodotti. La scrittura e le interpretazioni però fanno tutta la differenza del mondo e riescono ad aggirare il rischio “macchietta” dandogli una loro tridimensionalità rendendoli reali e realistici all’interno del contesto di Atlanta. Glover, premiato sia agli Emmy che ai Golden Globes per la sua interpretazione, lavora di sottrazione rendendo Earn uno spettatore della sua vita, spesso troppo razionale per rapportarsi con questa realtà. Il personaggio di Alfred invece fatica a vivere la notorietà e le implicazioni morali date dal successo delle sue canzoni. E così con tutti gli altri. Atlanta presenta personaggi-simbolo e li destruttura mostrandoci ogni loro componente.

3. Le Idee

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La settima puntata (Glover premiato per la regia dell’episodio agli Emmy) mostra interamente un talk-show dove Paper Poi ed una femminista bianca hanno un dibattito “assurdo” sulle discriminazioni di genere nell’ambiente rap. La discussione è alternata da pubblicità surreali a sfondo razziale ed un servizio su un ragazzo di colore che afferma di essere un ricco bianco di mezza età. Basterebbe questo episodio per affermare la genialità delle idee di Atlanta. Ma in tutto l’arco dei dieci episodi sono presenti intuizioni fuori dal comune, ci limitiamo a citare la presenza di un Justin Bieber nero e quella di un uomo bianco ricco talmente appassionato di cultura black da costruire la sua vita attorno a questo. Il tutto ha un unico perno, ovvero la descrizione di un”America fratturata da un conflitto sociale persistente dove però i neri non sono esenti da colpe, di questo però parleremo nel prossimo punto. Non mancano, ovviamente le influenze pop. Le citazioni di questo genere (per esempio c’è un chiaro riferimento a Pulp Fiction) sono molteplici ma mai invadenti, solo piccole chicche che arricchiscono il pacchetto completo.

4. This is America

Come dicevamo in precedenza la struttura narrativa e le situazioni comico/surreali hanno un unico fine, ovvero quello della descrizione della struttura sociale degli Stati Uniti. L’affresco fatto da Glover è estremamente complesso per quanto lineare. L’America presentata è caratterizzata da un’apparente frattura sociale non rimarginabile. Anche qua però le situazioni descritte hanno una struttura peculiare. Glover nella descrizione presenta i classici stereotipi e li utilizza per amplificare la profondità del costrutto. Qui come nei personaggi si parte da situazioni classiche e ben riconoscibili per poi vederle ribaltate e contestualizzate in una nuova struttura differente da quella di partenza. L’autore non risparmia nessuno, gli stessi afroamericani non sono esenti da colpe mostrati nella loro autocommiserazione e (parzialmente autoimposta) impotenza. La stessa descrizione di Glover è ben riassunta da This Is America, canzone dello stesso autore pubblicata sotto lo pseudonimo di Childish Gambino, che ha raggiunto in pochissimo tempo dei numeri incredibili. Nel video, diretto da Hiro Murai (braccio destro di Glover anche in Atlanta), si possono distinguere tutte le caratteristiche prima descritte di Atlanta: le azioni che si svolgono sullo sfondo, la descrizione degli Stati Uniti in preda ad una guerriglia, l’irriverenza e l’apparente superficialità del protagonista che, mentre balla in modo non dissimile a Jim Crow (personaggio fittizio e razzista dell’America dell’800), è vittima e carnefice allo stesso tempo. Se volete comprendere la risonanza e l’importanza che hanno avuto Get Out Black Panther dovete capire cosa sta succedendo negli Stati Uniti ed un ottimo modo per farlo è vedere sia This Is America che Atlanta.

5. Donald Glover

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Ovviamente se Atlanta è la serie di successo di cui vi stiamo scrivendo il merito è del suo autore (nonché attore protagonista e regista di alcune puntate), Donald Glover. Nasce nel 1983, a 23 anni viene assunto da Tina Fey in quella serie geniale che è 30 Rock, nella quale appare in alcune comparsate. Successivamente è uno degli attori protagonisti di Community che gli dona la notorietà e lo lancia come attore. Nel 2014 abbandona lo show dedicandosi in parte alla sua carriera musicale in rapida ascesa (sotto lo pseudonimo di Childish Gambino) ed in parte al suo nuovo progetto che, come immaginerete, è Atlanta. Nel mentre è poi scritturato per Solo: A Star Wars Story nel ruolo del carismatico Lando, a cui (secondo quanto riportano le ultime notizie) sarà dedicato un apposito lungometraggio. Questo breve riassunto serve, se non altro, per comprendere la trasversalità del successo e del talento di un ragazzo di appena 35 anni. Un’artista a tutto tondo che, oltre a dimostrare intelligenza e carisma, non manca mai di sperimentare senza paura delle conseguenze, rinascimentale nel suo talento.. Aggiungete al tutto il peso che questo nuovo status inevitabilmente comporta. Donald Glover è attualmente il simbolo del black power pur non mancando di criticare la stessa cultura afroamericana. Oltre ad essere “attaccato in quanto autore, attaccato in quanto attore ed attaccato in quanto cantante” come da lui stesso ammesso in una recente intervista, si trova anche ad essere al centro del dibattito dei bianchi e dei neri d’America, simbolo stesso della frattura che personalmente racconta.

In fin dei conti “Non puoi chiedere al dinosauro di capire il meteorite

Questo ed altri approfondimenti su Ciakclub

 

 

 

Semplicemente appassionato ed affamato di tutto ciò che riguarda la cultura e l’arte popolare (nel senso letterale del termine): fumetti, libri, fotografia, tv e, ovviamente, cinema, che ne è il massimo esponente e la massima espressione.

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