Trust – Il rapimento Getty: recensione ep. 8 – Nel nome del Padre

Prosegue Trust, la serie sul rapimento Getty, in onda ogni mercoledì alle 21.15 su Sky Atlantic: nella puntata più statica il momento di maggiore enfasi.

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Eravamo rimasti a un evento che non lasciava presagire niente di buono. Nella settima puntata non si era presentato nessuno a pagare il riscatto per conto di John Paul Getty, e Primo era partito a tutto gas, con il nipote del miliardario dentro il bagagliaio dell’auto. Lasciando nuovamente presagire delle ripercussioni sul giovane, per via di un sequestro che continua a incontrare ostacoli.

Invece per gran parte dell’ottava puntata di Trust – Il rapimento Getty di conseguenze neanche l’ombra, si racconta tutt’altro. Ci si fa strada all’interno della cosca criminale che sta gestendo (male) il rapimento del rampollo, in occasione della cresima di Francesco, figlio di Leonardo e pupillo di Don Salvatore. Si segue il rito quasi interamente, alternato col tentativo, fallito, di nascondere al boss il fatto che il riscatto non è stato pagato. Il personaggio di Francesco, che a inizio puntata vediamo uccidere un agnellino, ci viene spiegato in un modo piuttosto classico: nato e cresciuto all’ombra della presenza mafiosa, sogna di seguire le orme del padre perché “ce l’ha nel sangue” mentre Leonardo altro non vorrebbe che suo figlio un giorno se ne andasse dalla Calabria. Lontano da una popolazione che si riunisce in questo giorno di festa e prega, brinda e balla, ma solo perché si è sparsa la voce che il riscatto è stato ottenuto, e tutti sperano di averne una piccola parte.

E invece il riscatto non c’è.  Ma Regina, la moglie di Leonardo, preme affinché almeno nel giorno della cresima del figlio si possa passare una giornata felice, in santa pace. E proprio questa figura femminile, interpretata da Donatella Finocchiaro, si rende protagonista di una scena molto intrigante ai fini narrativi: arriva infatti al tavolo di Don Salvatore la nonna di Angelo, quel traduttore che abbiamo visto ucciso da Primo qualche puntata fa. L’anziana chiede che fine abbia fatto suo nipote ed è proprio Regina a raccontarglielo. Nelle storie riguardanti la mafia non si parla spesso al femminile, tutti i crimini e i delitti non sono mai visti dal punto di vista delle donne, che quasi sempre rappresentano più che altro delle proprietà di boss e scagnozzi vari, che possono essere conquistate, cedute e poco altro. Nel dialogo tra Regina e l’anziana, invece, traspare la condizione della donna all’interno di queste associazioni a delinquere. Le donne sono coloro che subiscono le conseguenze degli uomini, che quasi sempre agiscono senza pensare realmente alle proprie azioni. Gli uomini rompono e le donne devono sbarazzarsi dei cocci. E tutto questo solo per essere nate nel posto sbagliato, col sesso sbagliato.

Nonostante si tratti forse della puntata più statica, sul finale si raggiunge l’apice, la scena più intensa di tutta la serie. Un momento atteso per chi sa come si sviluppò la vicenda nella realtà, il momento in cui a Paul viene tagliato un orecchio. Ed è proprio Francesco a farlo, spinto dallo stesso Golden Boy, per evitare che Don Salvatore lo uccida: mandare l’orecchio alla famiglia potrà convincere i suoi parenti che i rapitori fanno sul serio e dunque spronarli a consegnare realmente il riscatto. Di questa scena ricca di pathos ci resta soprattutto l’incredibile sviluppo psicologico che ha ricevuto il giovane Paul, che a soli sedici anni di età si rende protagonista di ragionamenti molto profondi. Il fatto che per la seconda volta suo nonno si sia rifiutato di pagare lo ha devastato, lo ha convinto che la sua vita non valga davvero nulla. Addirittura inizialmente Francesco lo libera per evitare che venga ucciso ma Paul rifiuta di scappare nuovamente (dopo aver già tentato la fuga una volta con Angelo, con pessimi risvolti) perché “tanto non saprebbe dove andare”. E dunque si conclude così la puntata, con la punta dell’iceberg, la scena di maggiore coinvolgimento, anche cruda e struggente, se vogliamo, grazie all’ottima immedesimazione che ormai sa ottenere il personaggio di Paul. In chiusura vediamo Francesco, che ha ucciso un agnellino all’inizio, sbucare dalla grotta sporco di sangue e con un orecchio in mano. Il simbolismo è presto spiegato: il giovane ha appena ferito un altro agnello sacrificale.

Qui la recensione del settimo episodio di Trust.

Sceneggiatore, nel tempo libero scrivo racconti. Credo che ogni persona abbia un universo dentro e che vada raccontato. Credo nell’empatia.

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