Lucifer: quando il diavolo veste Prada e risolve i crimini

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Lucifer

La FOX ha annunciato la cancellazione della serie tv Lucifer generando le proteste dei fans sui social network  che lottano a suon di #savelucifer.

Lucifer nasce nel 1989 dal pennino di Neil Gaiman, nella serie a fumetti The Sandman, edita dalla DC Comics. Dal personaggio di Lucifer Samael Morningstar verrà tratto uno spin-off scritto da Mike Carey e intitolato proprio Lucifer. La serie a fumetti verrà pubblicata sotto l’egida della Vertigo, il marchio DC Comics nato nel 1993 allo scopo di differenziare l’offerta supereroistica della casa madre, con contenuti più adulti e sofisticati.

In The Sandman conosciamo un governatore dell’Inferno che, stanco del suo ruolo e degli stereotipi attribuiti al diavolo, decide di prendersi una vacanza e scendere sulla terra. Molti i personaggi della DC che si avvicenderanno sul trono maledetto, tra cui Superman. Dettaglio, questo, che fa sorridere pensando che la guest star della terza stagione di Lucifer sia stata proprio Tom Welling, il Clark Kent della serie tv Smallville. Ma procediamo per ordine.

Il modello intorno al quale Neil Gaiman disegnò il suo angelo caduto fu mutuato dallo stesso fornito dallo scrittore John Milton nel poema epico Paradise lost, conferendogli l’aspetto e le movenze di un’icona popolare caratterizzata da bellezza ambigua e maledetta: David Bowie.

La serie tv prodotta dalla FOX vede la luce nel 2016 e sviluppa un’idea di Tom Kapinos, il cui nome è legato alla serie di successo Californication (Showtime). Non è infatti difficile riconoscere nel personaggio di Lucifer tracce di Hank Moody (David Duchovny).

Lucifer

Lucifer Morningstar è un viveur che spende ogni giorno della sua vita immortale tra le luci soffuse del LUX, il locale mondano di cui è proprietario e (si allude) tra le lenzuola di bellissime donne. Finché un giorno si trova coinvolto in un caso di omicidio e ha occasione di mostrare la sua abilità nel carpire i segreti più profondi delle persone:

What Do You Truly Desire?

Una domanda posta con tono languido e suadente attraverso la quale si esprime compiutamente il ruolo che il diavolo ha assunto nella cultura popolare: colui che, a caro prezzo, è in grado di esaudire qualunque desiderio umano e, dopo la morte, tormentare tutta l’eternità a causa degli stessi desideri. La derivazione culturale del superpotere attribuito a Lucifer è più volte sottolineato dallo stesso diavolo, dotato di ironia e autocompiacimento.

Tom Ellis, attore di origini scozzesi dall’elegante accento british, è lo straordinario interprete di Lucifer Morningstar, il cui talento e la cui capacità mimica si sono dimostrati capaci di scrivere un buon personaggio oltre le possibilità della sceneggiatura.

La prova del resto del cast è piuttosto mediocre e la protagonista femminile, Lauren Tedesco, è talmente priva di carisma da rendere inspiegabile non solo la chimica che dovrebbe palesarsi tra i due, per esigenze di copione, ma lo stesso partenariato, poiché la detective Chloe Decker riesce ad assumere una tridimensionalità soltanto quando è esplicitamente tirata in ballo da Lucifer, che da solo conduce lo show come fosse il burattinaio in un teatrino di marionette.

Lucifer

In Lucifer convivono diversi generi.

La Crime story poiché il diavolo in persona sarà incaricato consulente civile per LAPD, il dipartimento di polizia di Los Angeles, collaborando con la Detective alla risoluzione di casi di omicidio che solitamente riflettono il conflitto interiore che Lucifer sta affrontando in quel determinato episodio: il rapporto conflittuale con il padre (eterno), l’incapacità di esprimere i propri sentimenti, la ricerca del diversivo…. materiali da psicoterapeuti, senza dubbio, ed infatti una psicoterapeuta comparirà presto sulla scena, diventando un membro imprescindibile di quel variegato gruppetto di amici: si tratta della Dottoressa Linda Martin, interpretata da Rachael Harris.

40 minuti sono sicuramente pochi per costruire una credibile Crime Story, ma com’è facilmente intuibile, l’unico caso che conti è quello che in parallelo si svolge nella mente e nelle emozioni di Mr. Devil wears Prada, il cui egocentrismo è uno dei caratteri fondanti di una serie che gira, effettivamente, tutta intorno al suo affascinante protagonista.

Il genere Fantasy-Sovrannaturale è il filone più interessante, sebbene trattato in maniera marginale. Questa parte della narrazione si concentra sulla natura sovrannaturale di Lucifer, in quanto angelo caduto, governatore dell’Inferno e figlio di Dio… e prevede una rosa di coprotagonisti specifici: il fratello angelico Amenadiel, il figlio favorito di Dio, che inizialmente tenterà di riportare a casa il fratellino ribelle mentre, in un secondo momento, si accontenterà di vestire con discutibili felpe, tentando di riconquistare la preferenza paterna, tra una storia di sesso e un’altra d’amore. Il fratello saggio e integerrimo ha il volto tormentato e monoespressivo di D. B. Woodside e sarà una presenza costante fino alla terza stagione.

Lucifer

Altri elementi, liberamente ispirati dal racconto biblico, saranno inseriti nella serie tv: come la madre di Lucifer, definita Dea della creazione ed eticamente ispirata al mito di Lilith; un secondo fratello, invidioso e cocciuto, una demone pansessuale e irascibile che sarà da principio il braccio destro di Lucifer per poi conquistarsi una propria, piccola, storia: il personaggio di Mazikeen detta “Maze”(Lesley-Ann Brandt), forse l’unica in grado di competere con l’ego monopolizzante del protagonista. Alla fine, nella terza serie, è il turno di Caino (Tom Welling) che darà molto filo da torcere a questa squadra capitanata da un diavolo piuttosto permaloso e incostante.

Il terzo genere in campo è il drammatico, nel quale confluiscono le perdite e i sentimenti.

Affrontata in maniera davvero irrisoria è la storia d’amore, irrisolta, tra Lucifer e Chloe. All’interno di quella che appare come una storia d’amore priva di premesse plausibili, influiscono anche elementi sovrannaturali, poiché la donna è l’unica in grado di rendere vulnerabile l’angelo immortale. La vulnerabilità cui si allude non è affatto simbolica poiché in sua presenza Lucifer può davvero essere ucciso.

Inoltre si scoprirà che fu proprio Amenadiel a consegnare la piccola Chloe tra le braccia dei suoi genitori e in questo Lucifer vedrà ravvisata una manipolazione divina finalizzata alla redenzione del figlio ribelle. In seguito a questa scoperta, la storia d’amore che sembrava finalmente sul punto di nascere verrà arrestata bruscamente e non ve ne sarà più traccia fino alla fine della terza stagione.

La serie tv di Lucifer è tutto sommato un prodotto godibile che, però, manifesta delle enormi incongruenze.

Iniziamo dal ritratto morale di Lucifer Mornigstar, il diavolo, l’incarnazione stessa del male.

Lucifer

Questa incarnazione del demonio lo vede descritto come un uomo dedito ai piaceri della vita, al sesso, all’alcool, alle droghe.

Il ritratto reale che la serie offre allo spettatore è quello di un uomo affascinante, elegante e ben vestito che di tanto in tanto balla accanto a delle donne in bikini. Non c’è traccia di scene di sesso e ogni qualvolta sembrino sul punto di accadere, il nostro diavolo impenitente viene interrotto da qualche complesso morale legato al sentimento che nutre nei confronti di Chloe o altre ragioni di natura morale, da cui, immaginiamo, che il diavolo debba essere immune. Si fa menzione, una o due volte, della possibilità che Lucifer abbia intrattenuto rapporti omosessuali, ma sono molte di più le situazioni in cui, con un machismo di dubbio gusto, lo esclude. In fine, per quanto comprensibile a noi spettatori, Lucifer è letteralmente sconvolto all’idea di avere rapporti sessuali con sua madre, ma anche l’incesto è qualcosa che non avrei difficoltà ad attendermi dal Diavolo.

Insomma, questo Lucifero moralizzato proprio non convince, e ancor meno convince la parabola amorosa che lo lega a Chloe Decker.

La terza stagione termina con un enorme cliffhanger in cui la detective, da sempre convinta che il continuo far riferimento a diavoli, inferno e paradiso non fossero altro che metafore, scopre il vero volto di Lucifer. Secondo le dichiarazioni dei produttori, nella quarta serie Chloe avrebbe affrontato la verità e scoperto le difficoltà di amare il diavolo conoscendo la sua vera natura.

Questa terza stagione, invece, conteneva tutti gli elementi per condurre ad una chiusura naturale: Lucifer, infatti, ha raggiunto una tale consapevolezza degli eventi da rendersi conto che tutte le vicende che egli attribuiva ad una manipolazione divina non erano altro che le conseguenze terrene alle azioni degli uomini, creature sovrannaturali comprese.

Lucifer

Qualcuno lo chiamerebbe libero arbitrio e costituisce l’anima stessa della religione cristiana, teatro di quegli eventi che concepiscono l’esistenza di un Paradiso e di un Inferno.

Mazikeen, il demone, così a disagio tra le debolezze degli uomini scopre che dall’amore deriva l’unica forza in grado di non piegare mai le ginocchia.

Amenadiel, Caino e Lucifer scoprono che ciascuno è ciò che crede di meritare: un paio di ali per stringere la donna amata in un abbraccio che le salvi la vita, e un altro paio per tornare a casa e portare con sé la donna che, tormentata dai propri demoni interiori, temeva di non poter mai vedere la luce.

La religione, è noto, è una questione di fede e, sul finire della terza stagione, tutti i protagonisti hanno compreso che la fede che salva davvero è quella nei confronti di se stessi e delle proprie possibilità di cambiare la storia.

Tutti, tranne Chloe Decker, che come San Tommaso ha dovuto infilare il dito nella piaga per scoprire che tutto ciò che le era stato detto altro non era che la verità.

Per questo, per quanto chi scrive abbia apprezzato questa serie tv che ribadisco essere un prodotto godibile, penso che non abbia molto altro da dire e che, tutto sommato, attendersi la reazione di Chloe di fronte ad una verità già svelata da tempo, non sia altro che un modo di prendere tempo per non affrontare l’inevitabile declino di una serie tv che si ripete, identica, da ormai tre stagioni.

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E quindi, probabilmente, ciò che davvero desideriamo non è una quarta stagione di Lucifer.

Critico d’arte contemporanea, esperto di body-art, arti performative e costume-play; appassionato di letteratura e cinema.

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