Westworld 2: recensione dell’episodio 4 – The Riddle of the Sphinx

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The Riddle of the Sphinx

The Riddle of the Sphinx: un episodio tutto al maschile, che getta una luce inquietante sulle ambizioni e i fallimenti dell’uomo che gioca a fare Dio.

Il quarto episodio di Westworld,  The Riddle of the Sphinx (L’enigma della Sfinge), si tinge di gotico e l’estrema lentezza dei primi tre episodi finalmente trova una svolta: gli ultimi venti minuti di questo episodio sono infatti fitti di eventi dal ritmo incalzante e forieri delle prime risposte.

 

If you can’t tell, does it matter?

L’intero episodio è dominato dal ripetersi di un loop o di una “conversazione” che dovrà fornire un termine comparativo. Esposta in questi termini, rende immediatamente chiaro che qualcuno sta conducendo un esperimento scientifico. La cavia è James Delos, il magnate finanziatore del progetto Westworld, prigioniero in una gabbia d’oro che ricorda un attico dell’Upper East side. L’uomo è a suo agio nel compiere alcuni gesti ordinari, come ascoltare musica, versare il caffè… ma il tremore della sua mano ci ricorda che l’uomo sembrava alludere ad una morte certa. Ne abbiamo certezza quando ricorda al giovane William, giunto in visita, che sta morendo dello stesso male per il quale ha deciso la sospensione delle sperimentazioni.

Questa conversazione si ripeterà tre volte, identica.

In questo episodio scopriamo che la vera ambizione dell’uomo non è quella di manipolare altre creature a loro immagine, ma di eternarsi, sostituendo il corpo caduco e copiando la mente su di un’unità di controllo, la memoria, l’anima?

James Delos, copiato per 149 volte in un corpo sintetico che si sgretola su se stesso poiché la mente rigetta la realtà, mostrerà il paradosso di un uomo moribondo che sopravvive al declino fisico e spirituale di William, che lascerà il volto di Jimmi Simpson per quello di Ed Harris.

La scena conclusiva si svolge nell’oggi, in cui Bernard e Elsie trovano l’accesso al laboratorio dove si svolgeva l’abominevole esperimento. La scena si tinge di sfumature gotiche: James Delos è ancora vivo, tra le macerie, novello Frankestein è consumato dal tormento della creatura che a metà, tra la vita e la morte, tende all’imitazione di dio e si accorge di essere solo più vicino all’abisso:

Dicevano che ci sono due padri, uno in cielo e uno in terra. Ma c’è solo il diavolo che, quando guardi il fondo, sorride ricambiando lo sguardo”.

E, in un finale incredibilmente suggestivo, muore ingoiato dalle fiamme.

The Riddle of the Sphinx

 

“If you aim to cheat the devil, you owe him an offering

Bernard viene abbandonato da Clementine in una caverna dove è tenuta prigioniera Elsie. La donna manifesta un rancore nei confronti del braccio destro di Ford, colpevole del suo arresto.

Il sopraggiungere di una crisi rivelerà la natura robotica di Bernard all’ingenua Elsie, che cercherà un modo di salvarlo, in una zona deserta in cui non vi è nulla per chilometri.

In quella, Bernard ha una visione di se stesso che entra nella caverna. Un ricordo, nella sua memoria rigida sovrascritta, da cui trae la certezza di essere già stato lì, all’ingresso di un laboratorio dove la Compagnia Delos si occupava di un progetto speciale e segreto.

Bernard è in grado di trovare l’accesso al laboratorio che, si presenta teatro di tragedia, come ogni altra parte del parco sconvolto dalla presa di coscienza delle attrazioni.

Attraverso i ricordi che piano piano riaffiorano nella mente dell’androide, siamo in grado di percepire qualcosa delle reale personalità di Bernard e chiederci quanto effettivamente egli fosse manipolato dal suo costruttore.

Questo quarto episodio è infatti colmo di rivelazioni e sotto ogni maschera rivela la presenza dell’uomo e delle sue ataviche debolezze.

Così, Elsie scopre la natura di androide di Bernard ma non scopre la sua vera natura, che per la prima volta si rivela inquietante e colma di lati oscuri.

The Riddle of the Sphinx

Scopriamo il percorso di disillusione che ha trasformato William ne l’Uomo in nero: le sue paure, il suo senso di colpa che continua a parlare con la voce di Ford, colui che ha creato un gioco di cui tutti sono pedine a discapito della propria vita.

L’Uomo in nero, sopravvissuto ai suoi fallimenti e alle morti, mostra un cuore ferito ancora capace di atti di bontà.

Craddock scoprirà che sopravvivere alla morte non significa dominarla, poiché la morte prende decisioni irreversibili, ma lo fa nella realtà e la verità è solo l’ultimo ospite che ha raggiunto il Parco di Westworld.

L’episodio The Riddle of the Sphinx, straordinariamente lungo e denso di eventi, strappa la scena alla bionda vendicatrice per tornare ad occuparsi dei temi che ne costituiscono l’ossatura: la vita surrogata e la morte, il complesso del divino, le degenerazioni della tecnologia, l’identità e… l’uomo, che si conferma essere la risposta definitiva all’Enigma della Sfinge.

Critico d’arte contemporanea, esperto di body-art, arti performative e costume-play; appassionato di letteratura e cinema.

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