Trust – Il rapimento Getty: recensione ep. 7 – Semantica

La recensione del settimo episodio di Trust - Il rapimento Getty, la serie sulla storia di uno dei sequestri più famosi di sempre.

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Semantica approfondisce abilmente il passato dei personaggi, senza trascurare lo sviluppo narrativo nel presente

Il settimo episodio di Trust – Il rapimento Getty racconta, per la prima volta, il passato e le vicende legate alle origini del rapporto complicato fra Paul II e il padre. Una nuova linea narrativa che spiega con intelligenza la condizione psicologica dei personaggi nel presente. Il capo della famiglia affida al figlio delle importanti responsabilità: deve occuparsi dell’azienda dall’Italia. Senza la fiducia e l’affetto del genitore, Paul II finisce per non dimostrarsi all’altezza. I suoi problemi con la droga, però, derivano anche da un rapporto d’amore complicato avvenuto dopo il matrimonio. Intanto, possiamo fare la conoscenza di un Paul III bambino che deve fare i conti con il divorzio e i nuovi rapporti sentimentali dei suoi. Gli eventi accompagnano la storia principale: il ragazzo è vicino al suo rilascio. Qualcosa, come da copione, andrà storto.

Trust si conferma una serie in cui i co-protagonisti e i personaggi secondari hanno un’importanza fondamentale; senza di essi, la storyline principale – quella legata al rapimento – avrebbe meno presa sullo spettatore. È sempre più chiaro il canovaccio che ha portato a una gestione del sequestro quanto meno discutibile. La mancanza di empatia del nonno comporta la sofferenza di suo figlio. Il terzo, inevitabilmente, cresce anarchico e senza punti di riferimento. La sua famiglia non c’è, è come se non esistesse.

Trust

La storia, dunque, fa pochi passi avanti. L’episodio è comunque fondamentale, in quanto essenziale per interpretare i fatti della serie in senso più generico. Come già accennato, Trust non segue una linea retta per arrivare alla conslusione. I frequenti cambiamenti del punto di vista – dal nonno al ragazzo, passando per Chace e Penelope – sono coerenti con una filosofia di scrittura alquanto originale. In questo caso, il nostro protagonista diviene Paul II: il suo personaggio era stato poco approfondito precedentemente. Mostrando di più di ciò che lo riguarda, gli autori spiegano come sia possibile che il riscatto, in teoria semplice, diventi una scalata interminabile. Il secondo della dinastia Getty è privo di mordente, di determinazione, incapace di rappresentare una colonna per il figlio, in quanto già vittima del padre. Il sequestro, dunque, rappresenta simbolicamente una situazione di stallo – ferma e impossibile da sbloccare – che fa da leit motiv a tutta la vita dei tre personaggi.

Con questo stile di scrittura a incastri, che viaggia tra passato e presente, la serie si conferma con Semantica una delle migliori, in fase di scrittura, degli ultimi tempi. Ha la possibilità, mantenendo costanza e ritmo, di far emergere lentamente tutte le sfaccettature di una storia controversa, estremamente caratterizzante degli anni ’60. In base al personaggio che si decide di approfondire, possono anche cambiare profondamente il tono umorale e l’atmosfera della storia. Quando tutti i mondi di Trust verranno sufficientemente battuti, la serie sarà pronta per arrivare alla conclusione della linea narrativa principale.

Leggi anche la recensione del sesto episodio.

Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

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