Westworld 2: recensione episodio 3 – Virtù e Fortuna

Per ora questa seconda stagione di Westworld risulta altalenante a livello narrativo ma, soprattutto, pare aver rinunciato ad un certo tipo di estetica.

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Westworld - recensione

Prosegue questa seconda stagione di Westworld, show HBO di Jonathan Nolan e Lisa Joy. Il terzo episodio, che dal titolo (Virtù e Fortuna) richiama Machiavelli, prosegue i binari impostati dai due precedenti approfondendo abbastanza bene alcuni personaggi secondari ed introducendo un paio di novità interessanti. Non riesce però a risultare particolarmente appassionante e presenta un problema estetico ed una mancanza di epicità in alcuni punti molto preoccupante per una produzione del genere.

Welcome to Raj World

L’incpit dell’episodio ci catapulta, per la prima volta, in un parco differente a quello che abbiamo visto fino ad oggi. Siamo nel Raj World, un’ India ancora sotto il dominio britannico. Pare essere un parco molto soft con un’ambientazione piuttosto favorevole, una grande servitù al seguito e la possibilità di cacciare la Tigre del Bengala. Inizialmente siamo accompagnati da Seven Nation Army suonata però da un sitar e seguiamo il dialogo tra un uomo ed una donna che ci pone immediatamente davanti alla vera sfida che presenta questo parco. Qui infatti risulta molto più difficoltoso ed appassionante distinguere chi è umano da chi non lo è. Anche il Raj World però non è esente dalla rivolta esplosa ed immediatamente vengono capovolti i ruoli con le prede che diventano cacciatori (e viceversa). La tigre citata nel primo episodio di questa stagione è proprio quella vista nell’inseguimento di questa puntata e, probabilmente, rivedremo anche la donna dell’incipit nel proseguo del nostro percorso assieme ai membri della Ghost Nation.

Westworld recensione 2x03

Un’occasione mancata

Il resto dell’episodio narrativamente prosegue le quest già iniziate nelle puntate precedenti. Per ora il fulcro principale rimane Peter Abernathy (un sempre bravo Louis Herthum) con gli altri al seguito. Da una parte abbiamo Charlotte Hale, personaggio che tira tutte le fila della resistenza; dall’altro ovviamente Dolores che in un picco di emotività non vuole privarsi del padre ritrovato. In mezzo alle due c’è ovviamente Bernard che, prima per conto dell’una poi dell’altra, cerca di risolvere i segreti complessi che contiene la mente semplice di Peter. Parallelamente c’è il percorso di Maeve che, in questo episodio, vede allargare le fila del suo gruppo con il ritorno di una upgradata Armistice ed altre vecchie conoscenze. Indubbiamente risulta più godibile questa storyline sia per una maggiore leggerezza, sia per una migliore gestione dei personaggi e dei dialoghi che ci fanno rendere conto della somiglianza effettiva e sostanziale tra l’uomo e gli host. Le storie di tutti sono già state scritte da qualcuno, in questo caso vediamo semplicemente i personaggi a contatto con i loro autori. Un concetto indubbiamente più vicino a Pirandello che al Machiavelli del titolo. Sul finire della puntata è proprio il gruppo di Maeve a condurci per la prima volta a contatto con l’attesissimo Shogun World che, senza ombra di dubbio, vedremo approfonditamente nei prossimi episodi. Arriviamo però al vero punto dolente di questo Virtù e Fortuna, ovvero tutta la sequenza della battaglia di Forlon Hope. L’attesa per questo scontro era molto alta, inoltre si inseriva in un episodio che non presentava alcuna freschezza narrativa e che quindi basava molto su questo scontro. C’è poi da considerare che nelle produzioni televisive come Westworld le battaglie sono un modo per mostrare la potenza produttiva e la qualità messa in scena, basta pensare alla Battaglia dei Bastardi de Il trono di Spade, ancora oggi ricordata da tutti. A tutto ciò aggiungiamo la storia cinematografica pregressa degli scontri nei Western fatta i scontri epici, le contrapposizioni tra astuzia e violenza, gli sguardi e le sequenze memorabili. La battaglia di Forlon Hope invece è semplicemente il nulla. Con i mezzi a disposizione, il vedere a confronto un esercito del passato con uno del futuro poteva essere veramente uno scontro di alto livello, poteva richiamare Il Mucchio Selvaggio e la battaglia di Alamo, citare Leone, Ford, Peckinpah. Invece la sequenza si mostra in tutta la sua sciatteria, senza alcuna idea regista e con una mancanza di epicità francamente sconfortante. Un’occasione sprecata che non può che causare rimpianti e suscitare una più che legittima preoccupazione. L’unico lato positivo di questa parte di episodio è l’inevitabile cambiamento che porterà nel rapporto tra Teddy e Dolores, ormai distanti tra loro. Troppo poco per quello che poteva essere.

Questa stagione di Westworld prosegue in maniera scostante. Dopo un primo episodio necessariamente di raccordo ed un secondo quasi autosufficiente e dall’anima profondamente cinematografica ed interessante, questo Virtù e Fortuna è senza dubbio un passo indietro. Per ora la serie risulta bloccata a livello narrativo ma, cosa ben più preoccupante, sembra abbia perso la voglia essere visivamente interessante. Speriamo che l’aggiunta di nuovi mondi possa risollevare il livello e riportare la serie ad osare.

Martedì prossimo appuntamento con la recensione del quarto episodio di Westworld.

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Semplicemente appassionato ed affamato di tutto ciò che riguarda la cultura e l’arte popolare (nel senso letterale del termine): fumetti, libri, fotografia, tv e, ovviamente, cinema, che ne è il massimo esponente e la massima espressione.

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