Trust – Il rapimento Getty: recensione ep.6 – Giovanni, Capitolo 11

Arriva la recensione del sesto episodio di Trust - Il rapimento Getty, ovvero "Giovanni, Capitolo 11". La serie prosegue ogni Mercoledì su Sky.

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Dopo la fine del primo giro di boa, segnata da Silenzio, Trust – Il rapimento Getty riprende il suo percorso con un’inesorabile qualità ed un’intelligenza particolare nella gestione dei momenti e nella scrittura dei dialoghi grazie ad un episodio, Giovanni, Capitolo 11, tra i più belli visti fino a qui. Ricordiamo che potete trovare Trust – Il rapimento Getty su Sky e sulla piattaforma streaming Now TV.

Silenzio

Silenzio era il titolo dello scorso episodio di Trust – Il rapimento Getty ma è anche una parte fondamentale di questa puntata. La serie targata FX sta utilizzando sapientemente l’intreccio narrativo, o meglio la metrica, così da richiamare titoli e situazioni già viste e contestualizzarle nuovamente sul momento. L’episodio si apre con il ritrovamento di quello che noi sappiamo essere il povero Angelo ma che tutto il mondo crede John Paul Getty III. Il silenzio è quello delle reazioni, quello che divora gli animi devastati e dei sentimenti spezzati, dei nostri protagonisti, di un’impossibilità di reagire, di reggere le responsabilità di quanto è appena avvenuto. Vediamo il dolore di una splendida Hilary Swank, madre affranta e motore della prima parte della puntata. Vediamo l’autodistruzione colpevole di John Paul Getty Jr. (Michael Esper), padre egoista ed inadatto al ruolo. Soprattutto vediamo però il silenzio sofferente ed inaspettato di John Paul Getty che, grazie ad un superlativo Donald Sutherland, ci mostra un lato già visto ma sempre sorprendente di un uomo che vorrebbe non provare nulla ma che si deve arrendere a ciò che la sua natura gli impone: il dolore.

Trust - Recensione

Giovanni, Capitolo 11

D’un tratto la verità si fa largo utilizzando la consapevolezza di una madre che sa quando dover piangere e quando, invece, dover lottare. E così, come con Lazzaro, una famiglia ormai rassegnata al lutto inizia a reagire. La contrapposizione tra la staticità del dolore e la reazione alla consapevolezza dell’inganno costituisce il vero nucleo di questo sesto episodio di Trust – Il rapimento Getty. I modi di reagire sono però molteplici davanti alla verità così come nel dolore. Gail Getty decide in un primo momento di ribellarsi ai rapitori del figlio per poi concentrarsi nel dare la buona notizia alla sua famiglia. John Paul Getty Jr., non conoscendo ancora la verità, utilizzerà il pretesto della morte del figlio per ribadire al padre il suo disprezzo. John Paul Getty, invece, deciderà di recarsi a Roma e di scendere finalmente in campo per questa trattativa. Tutta la parte finale dell’episodio in cui viene messo in scena l’incontro tra il magnate e la ‘ndrangheta per qualità estetiche e di scrittura. Da una parte infatti avremo i dialoghi tra i membri del clan ed un fantastico Brendan Fraser che tornerà a rompere la quarta parete come nel secondo episodio. Dall’altra lo splendido scambio di battute tra Donald Sutherland e Nicola Rignanese tutto in italiano (la serie deve essere vista in originale per poter essere apprezzata) che ci mostra nuovamente diversità e similitudini tra due “uomini d’onore”. L’episodio si conclude con le note di Città Vuota di Mina, un accordo stretto ed un unico grande quesito rimasto: chi pagherà il riscatto?

Il sesto episodio di Trust – Il rapimento Getty conferma l’enorme bontà del prodotto, sia dal punto di vista puramente narrativo che da quello produttivo. Una qualità stilistica che domina che difficilmente può passare inosservata. Non mancano ovviamente i difetti, o meglio un difetto. Stiamo parlando della sottotrama di Bullimore, totalmente inutile, fuori contesto e mal gestita. Nonostante questo un altro grande episodio che non può che farci attendere per il proseguo.

Continuate a seguire Trust – Il rapimento Getty su Sky e Now TV e le recensioni qua su Ciakclub

Semplicemente appassionato ed affamato di tutto ciò che riguarda la cultura e l’arte popolare (nel senso letterale del termine): fumetti, libri, fotografia, tv e, ovviamente, cinema, che ne è il massimo esponente e la massima espressione.

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