Trust – Il rapimento Getty: recensione ep.5 – Silenzio

Con Silenzio, Trust - Il rapimento Getty, arriva al suo quinto episodio e conclude quindi il suo primo giro di boa con una puntata atipica.

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Arrivati al quinto episodio intitolato Silenzio, la nuova serie targata FX Trust – Il Rapimento Getty, in onda in Italia su Sky (e su NOW TV), arriva a metà del suo percorso compiendo così il suo primo giro di boa. Lo fa regalando allo spettatore un episodio profondamente atipico, estremamente intimo e minimalista, fatto di molti dialoghi e poche azioni che danno però alla serie uno squarcio di profondità molto apprezzabile.

Due mondi a confronto

Durante la la quasi totalità dell’episodio seguiamo la fuga di John e Angelo, caratterizzata da una parte da molti momenti ricchi di tensione, i due sono spaventati e terrorizzati, sanno di non potersi fidare di nessuno e conoscono ciò che comporterebbe il minimo errore.  Dall’altra parte ci sono semplicemente loro due nel mezzo del Silenzio che dà il titolo all’episodio. Harry Dickinson (John) e Andrea Arcangeli (Angelo) sono splendidi nel mettere in scena un rapporto improbabile basandolo stelle differenze che li contraddistinguono e sulla condivisione delle proprie esperienze, dei propri ricordi e, soprattutto, delle loro speranze. Due mondi distanti anni luce, due continenti due modi di vivere agli antipodi. Chi ha tutto e non è disposto a condividere nulla e chi non ha niente ma in grado di donare. La camera guidata da Dawn Shadforth è a disposizione dello script e guida lo sguardo dello spettatore in modo estremamente discreto per non rompere l’intimità sincera che c’è tra i due. Al centro dell’episodio c’è certamente Angelo, un ragazzo finito lì trascinato da una vita e da dei luoghi contrari al suo essere ma molto più forti di lui. Vittima tra le vittime.

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Gli altri

Ai margini dell’episodio ci sono loro, gli altri. Tutti estremamente interessanti, a partire dalla madre di John Paul che, grazie a Hilary Swank, risulta perfetta anche anche nel minutaglie estremamente ridotto, così come il Fletcher Chase di Brendan Fraser ed il sempre favoloso Marinelli. Ma il nostro di maggior rilievo nell’episodio ce l’hanno sicuramente gli abitanti della zona in cui è detenuto il giovane Paul, la gente comune che accetta di partecipare alla caccia davanti alla richiesta ed alla promessa di fortuna da parte del clan mafioso. Una semplice scena che, con il finale, descrivono perfettamente la cultura omertosa della paura e della violenza che abita in certe zone del nostro paese. Una descrizione rispettosa per quanto dura che include tutto, dalle false speranze alla fede, dall’apparente generosità al tradimento che porta violenza. In questo rispetto indubbiamente Trust ha già superato l’opera di Ridley Scott uscita pochi mesi fa che, sotto questo punto di vista, era carente al limite dell’accettabile.

Trust dopo la quasi eccessiva cura della forma dei primi episodi si sta appoggiando totalmente ad uno script molto forte ed estremamente coraggioso per quello che è la serialità televisiva oggi, rivelandosi a tutti gli effetti un ottimo prodotto con molto da offrire.

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Semplicemente appassionato ed affamato di tutto ciò che riguarda la cultura e l’arte popolare (nel senso letterale del termine): fumetti, libri, fotografia, tv e, ovviamente, cinema, che ne è il massimo esponente e la massima espressione.

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