Westworld 2: recensione episodio 1 – Journey Into Night

Con Journey Into Night, dopo diciotto mesi di trepidante attesa, torna Westworld 2, lo show targato HBO e firmato da Jonathan Nolan e Lisa Joy.

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Westworld 2

Diciotto mesi sono passati. Un periodo lungo, soprattutto avendo negli occhi e nella mente la prima, stupenda, stagione. L’ultimo episodio, The Bicameral Mind, concludeva meravigliosamente il ciclo narrativo in modo estremamente coerente, rendendo la serie completa e, potenzialmente, autoconclusiva. È normale quindi che l’attesa per questo Westworld 2 sia stata incessante con tante piccolissime notizie rilasciate sapientemente (come quella dello Shogun World) ad alimentare la fiamma inesorabile dell’hype. Questo lungo periodo di incubazione è però terminato e da ieri è disponibile il primo episodio, Journey Into Night, di Westworld 2. Saranno riusciti Jonathan Nolan e Lisa Joy a rispettare le altissime aspettative?

What is Real?

Westworld 2 si apre con un dialogo di molti anni prima (o così sembra) tra Dolores (Evan Rachel Wood) e Arnold (Jeffrey Wright). Il tema è la realtà o, meglio, cosa è reale e cosa non lo è. Alla domanda Arnold risponde, semplicemente, che è reale ciò che risulta insostituibile. Dolores però non pare soddisfatta dalla risposta, ma come potrebbe esserlo? I Residenti sono stati sostituiti in ogni loro parte centinaia e centinaia di volte. <<Il fatto è che… non è completamente onesta>>, a queste parole la reazione di Arnold è di stupore e di paura, quel sentimento indescrivibile che si prova davanti alle più grandi creazioni e nessuna invenzione è più complessa e spaventosa della vita stessa. Questo primo episodio di Westworld 2 quindi si apre ricordandoci con cosa abbiamo a che fare, avvertendoci che non abbiamo alcuna certezza neanche (o meglio soprattutto) su ciò che è reale.

Westworld 2

Journey Into Night

Journey Into Night, oltre ad essere il titolo di questo primo episodio di Westworld 2, era il nome dell’ultima storia di Robert Ford (Anthony Hopkins), della sua ultima narrazione, del suo ultimo gioco dove ogni pedina ha una propria funzione, uno specifico scopo a noi ancora non noto. Ed è esattamente in questa direzione che si dipana la puntata, mostrandoci il percorso intrapreso dai vari personaggi. Il primo che vediamo è appunto Bernard, vero protagonista dell’episodio e con un sicuro ruolo importante all’interno della stagione, svegliatosi sulla spiaggia dodici giorni dopo l’inizio della strage che ha colpito il parco.  Tramite lui vediamo la prima divisione su due linee temporali e facciamo inoltre la conoscenza delle forze armate esterne al parco guidate da Karl Strand (Gustaf Skarsgård). Le domande per Bernard saranno molte ma, in un primo momento, non saprà rispondere. Così, seguendo la sua onda di ricordi, torniamo a dodici giorni prima, esattamente dove avevamo concluso la prima stagione. Vediamo un Bernard ferito e timoroso di essere identificato come residente fuggire con Charlotte Hale (Tessa Thompson) in cerca di uno dei molteplici passaggi segreti presenti nel parco (o sarebbe meglio chiamarlo labirinto?). Una volta trovatolo Charlotte cercherà di contattare i soccorsi ottenendo però un rifiuto netto. Indagando scopriamo la centralità di un personaggio che avevamo incontrato nel pilota della prima stagione: Peter Abernathy il “padre” di Dolores e primo host a mostrare malfunzionamenti in quella sequenza memorabile in cui recita i versi di Shakespeare.  In quel momento, tornati nel “presente”, seguiamo Bernard e le forze speciali e facciamo la scoperta di un “mare che non dovrebbe essere lì” dove sono morti i Residenti. All’ennesima domanda Bernard afferma di essere lui il colpevole delle loro morti. In tutto il corso dell’episodio vediamo anche gli altri protagonisti e le loro rispettive quest senza però ovviamente conoscere l’esatto spazio temporale che occupano. Prima fra tutte incontriamo Dolores, decisa ad abbracciare il suo destino di Wyatt come spirito vendicativo e di rivolta, cosciente di ciò che è e di quello che rappresenta e con tutte le intenzioni di donare alla sua gente il Loro mondo, senza più accontentarsi del misero angolo a cui sono stati relegati fino a quel momento. Rivediamo poi la splendida Maeve (Thandie Newton), intenta a prepararsi alla ricerca della figlia. Durante l’episodio la vediamo reclutare l’amato Hector (Rodrigo Santoro) e Lee Sizemore (Simon Quarterman) qui in veste di spalla comica. L’impressione è che la sua storyline, quella di Dolores e quella di Bernard  siano destinate ad incontrarsi inesorabilmente e questo non può che far piacere. Un piccolo ma importante spazio è anche destinato a L’uomo in Nero di Ed Harris arrivato al livello successivo del “gioco” pensato per lui da Ford che gli lascia un apposito, ironico, messaggio postumo.

Westworld 2

These Violent Delights Have Violent Ends

Journey Into Night apre quindi un nuovo livello di gioco che vedremo durante Westworld 2 non senza però una certa stanchezza percepita dallo spettatore. Un calo però perfettamente fisiologico dovuto al grande ricordo lasciato dalla prima stagione. Il personaggio di Evan Rachel Wood appare più monocorde rispetto a quanto visto in precedenza e con lei anche una parte degli altri personaggi. Il tutto è però perfettamente normale, non potremo rivivere le emozioni provocate dal progressivo risveglio degli host e neanche quelle nate dalla scoperta dell’identità di Bernard, del piano di Ford o della natura del Labirinto. Westworld 2 avrà lo scomodo compito di crearne di nuove tramite la capacità di scrittura nel svelarci i nuovi intrecci e nel mostrare i nuovi parchi. Un episodio di transizione che conferma quanto di buono creato fino ad ora e che fa nascere inesorabilmente la curiosità nello spettatore grazie anche alle (solite) ottime prove attoriali di tutto il cast. Ciò che da parte nostra non mancherà di certo è la fiducia, meritatissima, nel lavoro di Jonathan Nolan e di Lisa Joy.

Semplicemente appassionato ed affamato di tutto ciò che riguarda la cultura e l’arte popolare (nel senso letterale del termine): fumetti, libri, fotografia, tv e, ovviamente, cinema, che ne è il massimo esponente e la massima espressione.

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