Trust – Il rapimento Getty: recensione ep. 3 – La dolce vita

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Il terzo episodio di Trust – Il rapimento Getty rappresenta la fine del primo ciclo narrativo e registico della serie. Solo adesso, infatti, abbiamo tutte le premesse per entrare nel cuore della storia. “La dolce vita” si dedica ad approfondire gli eventi che hanno portato al rapimento; vediamo tutto dalla prospettiva Paul, che per la prima volta diventa a tutti gli effetti l’unico protagonista delle vicende. L’episodio è interamente ambientato a Roma; sono stati esclusi del tutto i personaggi di Donald Sutherland e Brendan Fraser. Una scelta coraggiosa. Viene, inoltre, introdotto il personaggio di Luca Marinelli, il vero cattivo e carnefice. Solo adesso ci è stato rivelato tutto il procedimento che ha portato al fatto scatenante: abbiamo chiari i contorni, i dettagli, le motivazioni.

Trust
Luca Marinelli

Attraverso una buona fase di scrittura e soprattutto grazie a un ottimo montaggio, il terzo episodio viaggia fra il passato, il presente e il futuro con destrezza e scorrevolezza. Di fatto, da un punto di vista cronologico la serie è più o meno allo stesso punto di prima. La differenza è che gli autori, attraverso una specie di puzzle, solo ora hanno completato le premesse della storia. Ora possiamo arrivare al punto.

È emersa la vera natura di Paul: non è più dipinto solo come furbo, calcolatore e indisciplinato; è, soprattutto, una vittima e un ingenuo. Vittima di sé stesso, oltre che degli altri. Vittima dei suoi amici. I personaggi secondari assumono un’importanza fondamentale. Se nel primo episodio condivideva il ruolo da protagonista con il nonno, nel secondo è Chace (Brendan Fraser) a imporsi come punto di riferimento principale per lo spettatore. La storia si può vivere tutta dal suo punto di vista; di conseguenza, lo spettatore è portato a sapere poco della realtà dei fatti, da scoprire empatizzando proprio con Chace che ha il compito di investigare. Cambia il punto di vista, cambiano i piccoli elementi su cui soffermarsi.

È certo, quindi, che Trust sia una serie che vuole soffermarsi su tutto il contorno che va ad arricchire la linea narrativa principale. È fondamentale il l’angolazione da cui si guarda il tutto. La coerenza si trova attraverso la regia di Danny Boyle. Ma anche il contesto storico è importante, i colori, il carattere dei personaggi. La Roma degli anni ’60. È proprio qui, dunque, che il terzo episodio si fa interessante: risulta difficile legarsi emotivamente in maniera particolare a Paul, la cui storia d’amore e d’azione tende ad arrivare con relativa freddezza. Resta avvincente, tuttavia, tutto ciò che c’è intorno. È questa l’intenzione degli autori; è questo che rende il prodotto uno dei più interessanti dell’anno. Da John Paul Getty I al terzo, passando per Chace, adesso abbiamo un quadro completo. Con il prossimo episodio, Trust – Il rapimento Getty potrà davvero iniziare.

Qui trovi la recensione del secondo episodio di Trust.

Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

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