I dieci personaggi meglio scritti da Quentin Tarantino

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Da qualche parte lessi che Quentin Tarantino arrivò a metà anni ’90 in un mondo del cinema ormai in decomposizione. Ne mangiò la carcassa e risputò il suo cinema, fatto di un continuo citazionismo di generi, situazioni e temi. Una descrizione brutale e barbara, ma con un fondo di verità.

Il nerd di Knoxville si appassionò durante gli anni ’70 a quello che sarà il suo universo. Anni molto importanti per la settima arte perché coincidenti con la riesplosione, in America, dei film di genere. Un mondo che Tarantino riuscirà a far suo e che omaggerà continuamente nella sua filmografia: dai film di arti marziali sino-giapponesi di Kill Bill, passando per quel melting pot orgiastico che è Pulp Fiction, fino agli spaghetti western delle ultime due fatiche. Tutto buttato nel calderone e servito come quel delizioso stufato di Minnie che chi ha visto The Hateful Eight ricorderà molto bene.

Insomma un nerd, come si diceva. Formatosi nelle anguste sale di un videonoleggio chiamato Manhattan Beach Video Archives dove tediava clienti e colleghi con la sua già immensa conoscenza di cinema. All’opera di formazione affiancava quella d’esercizio. Di sceneggiature il giovane Quentin ne ha scritte tante prima di arrivare a quella di Reservoir Dogs. Molte andate perse, altre girate e interpretate con scarsi risultati – si veda My Best Friend’s Birthday per capire.

Ciò che ha reso grande Tarantino, però, non è stata la semplice emulazione dei suoi eroi, ma la grandissima volontà di sperimentare in un ambiente che difficilmente stava offrendo idee nuove, quanto piuttosto usando e riusando schemi vetusti:

<<Quello che tento sempre di fare è di usare le strutture che vedo nei romanzi e applicarle al cinema. Per un romanziere non è un problema cominciare una storia dalla metà. Ho pensato che, se si riuscisse a concepire un sistema cinematografico analogo, sarebbe molto eccitante>>

Ed ecco qui spiegate le soluzioni geniali di sceneggiatura che l’hanno reso grande e idolatrato. Salti temporali e mancata linearità della narrazione non sono sue invenzioni – essendo già presenti in larga parte in numerosi casi nella letteratura del ‘900 – ma sicuramente sue sperimentazioni. Il tutto accompagnato da una grande cura per la costruzione del mondo, talvolta anacronistico, talvolta ucronico, ove si svolge la vicenda. Un mondo che deve essere costante e deve giocare alle regole che si è dato durante tutto l’arco della storia, pena il fallimento del film e le critiche negative della stampa specializzata, sempre pronta a colpire appena possibile.

Nel fare ciò, come Tarantino ben sa, sono di primaria importanza i personaggi. Loro sono gli strumenti teorici di cui la sceneggiatura si serve per mantenere credibile tutto l’impianto. Loro dispensano incredulità, risate, tristezza e gioia. Larga parte dello sforzo in fase di scrittura si concentra a tal fine. E dall’unione di personaggi apparentemente lontani anni luce che si crea la reazione che rende talune scene indimenticabili. In ciò il nerd di Knoxville sembra più un alchimista piuttosto che uno sceneggiatore.

Noi di ciakclub.it, pur con tutte le ovvie difficoltà che ne conseguono, abbiamo provato a stilare una classifica delle creazioni tarantiniane. Ecco cosa ne è saltato fuori:

Per mettermi i piedi in testa ci vuole Ben Affleck

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