Fantastic Mr. Fox, recensione del primo lavoro in stop-motion di Wes Anderson

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Mancano poche settimane all’uscita internazionale di Isle of Dogs, secondo lungometraggio realizzato interamente in stop-motion diretto da Wes Anderson. I lettori di questa recensione li possiamo suddividere in due categorie: quelli che sono riusciti ad assistere alla prima del film durante la prima serata del Festival del Cinema di Berlino lo scorso 15 febbraio e coloro che in questo momento si stanno mangiando le mani per ingannare il tempo. Se, come immagino, siamo tutti sulla stessa barca allora conviene cominciare il consueto ripasso della filmografia del buon Wes. Ovviamente si parte dal primo esperimento in stop-motion, Fantastic Mr. Fox.

Uscito nel 2009, è la trasposizione filmica del romanzo per bambini di Roald Dahl, edito nel 1970. Al centro della vicenda c’è Mr. Fox (George Clooney), una volpe il cui lavoro è rubare polli agli allevatori e che un giorno finisce per essere catturato da uno di questi. In trappola, promette a sua moglie, Felicity (Meryl Streep), che avrebbe trovato un lavoro più sicuro. Anni dopo Mr. Fox, ora diventato giornalista, si trasferisce con la famiglia in una nuova abitazione situata in una zona molto pericolosa per le volpi, in quanto vicina alle fattorie di tre importanti agricoltori. Mr. Fox, dimostrando di non aver perso il vizio, comincia a compiere di nuovo una serie di furti ai danni di questi ultimi, i quali, per tutta risposta, decidono di risolvere il problema sbarazzandosi del ladro. Questa decisione non metterà in difficoltà solo Mr. Fox, ma tutta la fauna del luogo.

La genesi di Fantastic Mr. Fox è da far risalire al 2004, anno in cui la Revolution Studios e Joe Roth acquisiscono i diritti dell’opera di Dahl. Wes Anderson entra nel progetto solamente a partire dal 2006 insieme ad Henry Selick – regista di Nightmare Before Christmas –  che si occuperà della parte “tecnica” relativa alla stop-motion. Da settembre 2007, invece, comincerà la fase di doppiaggio delle scene realizzate. A tal scopo è stato ingaggiato un cast di prim’ordine che comprende George Clooney, Meryl Streep, Bill Murray, Willem Dafoe, Owen Wilson e lo stesso Wes Anderson in un piccolo ruolo. Le voci sono state registrate all’aperto invece che in uno studio per conferirgli quel tocco di naturalezza voluto dal regista: <<Siamo andati nella foresta, […] in un attico, in una fattoria. Per alcune cose che ci servivano siamo andati sottoterra. Grazie a ciò le registrazioni risultano molto più spontanee>>.

Fantastic Mr. Fox richiede un certo sforzo da parte del pubblico più casual. Non tanto per l’estetica “retrò” che caratterizza il film – in un’epoca di computer grafica calibrata al millesimo, ma finta come una banconota da tre euro – quanto per i ritmi. Il botta e risposta dei dialoghi appare serratissimo, così come i movimenti delle macchine e degli stessi protagonisti. La fabula, salvo alcuni momenti che richiedono lentezza, procede di gran lena. Ciò permette alla pellicola di rimanere sotto l’ora e mezza (88 minuti) di durata complessiva, confermandosi un lavoro destinato e pensato per un pubblico molto giovane, visto a livello più superficiale.

Gli adulti, invece, avranno modo di ammirare una regia curata in pieno stile andersoniano (Wes non Paul Thomas) e una colonna sonora che comprende, fra gli altri, brani di Jarvis Cocker, Rolling Stones, Beach Boys e Georges Delerue. Non va dimenticato, inoltre, che il film è essenzialmente una commedia, pur essendo anche d’avventura e fantastico. Qui si arriva ad una potenziale nota dolente. Fantastic Mr. Fox è permeato di un umorismo molto maturo che fa leva sulle caratteristiche antropomorfe degli animali rappresentati. Allo stesso modo di quanto fatto anni dopo dagli animatori di Bojack Horseman per intenderci. Se questo modo di far ridere sicuramente cattura i più grandi sarà in grado di fare lo stesso con quello che sarebbe il target – i più piccoli – principale del film, i più piccoli?

Fantastic Mr. Fox è un gioiellino di film. Solo Wes Anderson poteva elevare una tecnica ormai desueta come la stop-motion ad un tale livello d’arte mista a sano e genuino intrattenimento. Il prodotto finale non pecca di quei cali di ritmo che generalmente caratterizzano lavori simili. Complice uno scandimento dei tempi decisamente fitto, ma ben calibrato, il film non annoia mai e regala quasi un’ora e mezza di spensieratezza. Non fosse uscito lo stesso anno di Up probabilmente avrebbe vinto qualche premio in più, ma tant’è…

Per mettermi i piedi in testa ci vuole Ben Affleck

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