Vittima dello stupro Polanski: “Quentin Tarantino mi ha chiamato”

Samantha Geimer, stuprata da Polanski quando aveva solo tredici anni, ha parlato ad Indiewire del movimento #Metoo e della chiamata di Quentin Tarantino,

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Quentin Tarantino

A seguito delle scuse pubbliche rilasciate da Quentin Tarantino (delle quali vi abbiamo parlato qua), è proprio la vittima Samantha Geimer a tornare sulla vicenda in una lunga intervista a Indiewire.

La donna ha raccontato di non essere tornata sulla questione legata a Quentin Tarantino volutamente per evitare troppe attenzioni mediatiche e perchè era consapevole che si sarebbe, prima o poi, ricreduto delle sue affermazioni, specificando inoltre che non si sarebbe aspettata una chiamata da parte sua: <<L’idea era che certamente ora sa di più. La frase in cui si sostiene abbia detto che volevo essere “violentata” non so da dove provenga, ma non l’ha mai detta. Quello stavo cercando di dire a chi mi ha chiamata per intervenire sulla situazione è che non mi importa. Non mi importa quello che dice la gente, non sono sconvolta, questo e cose peggiori mi sono accadute per anni. E inoltre sono consapevole che il mio stupro sia stato usato per attaccare Quentin Tarantino ed è qualcosa che non mi piace affatto. Quando mi ha chiamata ho pensato che fosse un bel gesto. Cosa sarebbe accaduto se fossi stata realmente arrabbiata? Mi ha chiamato per affrontare la questione di persona>>.

La Geimer ha quindi spiegato: <<Credo si renda conto che ciò che ha detto per sconvolgere ha a che fare con una persona reale, ovvero me, e non ci stava pensando in quel momento. Quentin Tarantino si è sentito in colpa. Durante la telefonata l’ho fatto parlare di alcuni dei suoi film, non volevo perdere quell’opportunità. E’ stato sincero nelle sue scuse e gli ho detto che mi sembrava la situazione fosse usata per attaccarlo da parte di persone che non si preoccupano di quanto accaduto a me e quello è qualcosa che mi offende>>.

Quentin Tarantino

La donna si è espressa anche sul movimento #MeToo. Ha detto che ha avuto degli effetti positivi e ha permesso alle persone di risollevarsi, tuttavia c’è chi lo utilizza a proprio favore per distruggere la reputazione di qualcuno: <<Farsi avanti e parlare sono delle scelte individuali e nessuno dovrebbe sentirsi sotto pressione o essere obbligato a stare zitto o parlare. Si devono capire le conseguenze delle proprie scelte. Se stai in silenzio allora forse quella persona compierà un’altra azione negativa. Non è colpa tua in ogni caso. Non devi farti avanti per salvare qualcuno. E’ la persona che agisce così, è sua la colpa. Se non ti fai avanti e quaranta anni dopo scegli di parlare, volendo che le persone ti credano, non accadrà. Bisogna capire che le persone non penseranno sia vero quando hai deciso di non parlarne anni prima e ora non può essere dimostrato e non si può fare giustizia. Quindi fate quello che volete, ma rendetevi conto che ci sono delle conseguenze. Considerate tutti i costi e quello che volete. Nessuno dovrebbe dirvi che avete agito nel modo sbagliato. E’ stato triste vedere #MeToo ridotto a uno strumento per ferire delle celebrità e politici. Le donne meritano di meglio e dovremmo chiedere un cambiamento reale, non dei titoli a effetto>>.

Samantha si è poi concentrata sulle accuse a Woody Allen, spiegando che bisogna tenere conto del sistema giudiziario e non chiedere a qualcuno di odiare o punire senza che venga dimostrato il crimine: <<Alle volte non si ottiene giustizia, alle volte non la vogliamo. Sostenere che il tuo recupero sia nelle mani di persone sonosciute che devono agire per conto tuo è qualcosa di davvero dannoso. Possiamo tutti riprenderci e guarire, a prescindere dalle circostanze e dalle conseguenze. E’ importante ascoltare tutti. I verdetti e le conseguenze non vengono grazie alle prime pagine di un tabloid>>.

La Geimer ha poi concluso parlando di quanto sia importante che le persone si scusino: <<Aiutano molto chi ha subito un torto e anche chi sta porgendo le proprie scuse. Spesso dico che non ne ho bisogno, ma in realtà hanno sempre un impatto positivo>>.
Polanski, tempo fa, le ha scritto una lettera in cui dichiarava: << Mi dispiace, è stata colpa mia, non di tua madre, e mi scuso per quello che hai vissuto“. Samantha ha aggiunto: << Ho risposto ‘Beh, lo sapevo’. Sentivo che gli dispiaceva dal momento in cui è stato arrestato. Ho pensato che lo fosse per tutta la mia vita. Non pensavo di averne bisogno, ma quando mi ha mandato quella lettera ho capito che faceva una grande differenza per mia madre, mio marito, per alcuni dei miei amici, e per i miei figli. Ha regalato un po’ di sollievo a mia madre. Ha avuto realmente un significato per le altre persone intorno a me e che si preoccupano per me, e quello è stato importante. Qualsiasi cosa che possa far star meglio mia madre è qualcosa per cui sono grata>>. Lo stesso, ha spiegato la donna, è accaduto nel caso dell’intervista rilasciata da Quentin Tarantino a Howard Stern. Samantha ha inoltre sottolineato: << Credo che se ci si debba scusare sia necessario farlo con la persona che individualmente ha subito un torto. Non credo si debba essere obbligati a scusarsi con il mondo intero o con chiunque potrebbe pensare di assumerti. Una scusa è destinata solo alla persona che pensi di aver ferito e che vuole un tuo gesto. Non sono sicura che abbia un effetto più grande ma quelle di Quentin e Roman erano dirette a me. Non hanno detto ‘Mi dispiace per tutte le persone che ho offeso’. Erano scuse vere>>.

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Semplicemente appassionato ed affamato di tutto ciò che riguarda la cultura e l’arte popolare (nel senso letterale del termine): fumetti, libri, fotografia, tv e, ovviamente, cinema, che ne è il massimo esponente e la massima espressione.

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