L’assassinio di Gianni Versace: recensione ep. 4 – La Casa sul Lago

L'assassinio di Gianni Versace arriva al giro di boa con La Casa sul Lago, mettendo in scena una vicenda intima ed in qualche modo dolce.

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Con La Casa sul Lago, quarto episodio di questo American Crime Story – L’assassinio di Gianni Versace, Tom Rob Smith ci regala l’episodio più intimo (fino ad ora) di questa stagione. Lo fa portando gli occhi degli spettatori lontani dal fasto della vita della famiglia Versace (come nello scorso episodio) e focalizzandosi in una vicenda più “piccola”. Il vero protagonista di questo episodio è il David Madson interpretato splendidamente Cody Fern, la sua storia ed il suo rapporto con Andrew Cunanan (Darren Criss) ma soprattutto con la sua storia e le sue paure.

Il nome Minneapolis..

L’episodio si apre con un breve servizio giornalistico che presenta la location della nostra storia: Minneapolis. È il 27 Aprile del 1997, una settimana prima dell’omicidio di Lee Miglin mostratoci nel precedente episodio, Andrew è a casa di David ovvero colui che lui stesso definirà l’amore della sua vita. Ma, a differenza delle puntate precedenti, il vero protagonista della vicenda è proprio il giovane architetto, un architetto in rampa di lancio sensibile ed intelligente. Quello che ci verrà mostrato è la convivenza forzata a cui lo costringerà Andrew dopo l’omicidio del loro amico in comune Jeff Trail (Finn Wittrock), lo sviluppo e la presa di coscienza delle proprie paure da parte di David. In questo caso il personaggio di Darren Criss, vero protagonista della serie fino ad ora, fungerà da semplice MacGuffin. L’ovvia assenza di testimonianze e di prove certe dei tre giorni (alcune fonti parlano di sei) di reclusione regala agli autori una totale libertà narrativa che riescono splendidamente a sfruttare regalandoci una storia intima ed, in qualche modo, dolce che riesce però a descrivere e ad inserirsi perfettamente nella serie e nel racconto che essa fa degli anni ’90. In questo modo vediamo David che accetta la sua condizione da ostaggio e non sfrutta le (poche) occasioni di fuga per paura che la verità venga a galla, per il timore che si venga a sapere della sua predilezione per il sesso spinto. È così che L’assassinio di Gianni Versace porta avanti una sua personale riflessione sulla stigmatizzazione dell’omosessualità negli Stati Uniti degli anni ’90 ma, a differenza di quanto fatto con l’episodio precedente, il timore della discriminazione non va a colpire ed eventualmente a distruggere un uomo affermato di età avanzata in una metropoli bensì un giovane ragazzo in rampa di lancio di provincia. La malattia della discriminazione si diffonde omogeneamente e senza alcuna esclusione e, apparentemente, l’unica via di uscita sono le menzogne… o l’amore.

L'assassinio di Gianni Versace

“You can’t go on thinking nothing’s wrong”

Amore, come quello di un padre che tra reticenza e difficoltà accetta l’omosessualità del figlio; menzogne, quelle cui David sceglie di accettare per fuggire da una realtà fatta di paura e vergogna della sua stessa, innocente, natura. L’assassinio di Gianni Versace continua a portarci, prima di tutto, la descrizione degli anni ’90 di un paese costruito su bugia, negligenza, ipocrisia e paura, verso il diverso e verso sé stessi. Una realtà assurda dove la polizia lascia la scena del crimine per un semplice cavillo burocratico, una scelta che  porterà inevitabilmente ad altri morti. Con Drive dei The Cars, cantata dalla special guest Aimee Mann in una tavola calda, abbiamo la scena più bella e significativa della puntata e, forse, dell’intera stagione fino ad ora. Vittima e carnefice, in uno splendido montaggio alternato, ci vengono mostrati sul punto di crollare in lacrime, in piena sintonia, consapevoli che per nessuno dei due questa storia avrà un lieto fine. E se da lì a poco scopriremo la fine dell’avventura, chiamata vita, di David per mano dello stesso Andrew, noi spettatori sappiamo già dal principio anche il termine di questa storia.

Il “You can’t go on thinking nothing’s wrong” quasi sussurratoci dalla cantante è proprio indirizzato a noi che, pur sapendo che le cose non potranno andare bene continuiamo, ingenuamente, a sperarci. Lo facciamo consapevolmente lasciandoci trasportare in quel melodramma puro che è, a tutti gli effetti, L’assassinio di Gianni Versace.

A Lunedì prossimo con la recensione del quinto episodio, Don’t Ask, Don’t Tell, qua su Ciakclub

Semplicemente appassionato ed affamato di tutto ciò che riguarda la cultura e l’arte popolare (nel senso letterale del termine): fumetti, libri, fotografia, tv e, ovviamente, cinema, che ne è il massimo esponente e la massima espressione.

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