L’assassinio di Gianni Versace: recensione ep. 3 – Un omicidio Casuale

Con Un omicidio Casuale, L'assassinio di Gianni Versace, prosegue con la sua riflessione sul mondo della menzogna e delle sue conseguenze.

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Assassinio di Gianni Versace

Con Un omicidio Casuale, terzo episodio de L’assassinio di Gianni Versace, seconda stagione della serie antologica American Crime Story, Tom Rob Smith (sceneggiatore di questa stagione) decide di fare un passo indietro allontanandosi da Miami e dalla famiglia dello stilista concentrandosi sui due omicidi precedenti realizzati da Andrew Cunanan, interpretato da un Darren Criss sempre più convincente.

L’inizio e la fine della puntata ci mostrano Marilyn Maglin (una perfetta Judith Light) davanti alla camera da presa, intenta a promuovere la propria linea di profumi, è il vero simbolo di questo episodio incentrato sulle menzogne e sul fingere vendendo, prima di tutto, la propria immagine. Tutti in questo episodio si mostrano per ciò che vorrebbero essere. Tutti si troveranno però a dover rendere conto della propria natura.

Primo fra tutti Lee Maglin (Mike Farrell), tycoon divenuto famoso come “l’uomo che ha costruito Chicago”, tormentato dal suo retaggio culturale conservatore e dalla sua fede cristiana in continuo scontro con le sue pulsioni sessuali. Lee tenta in qualche modo di giustificare il suo comportamento e la sua natura cercando di autoconvincersi nel ritenere Andrew qualcosa di più, una sorta di compagno. Ed è per questo motivo che cerca di irretirlo e di affascinarlo parlando dei suoi progetti (irrealizzabili), una menzogna per nascondere quello che è la base di questo rapporto: il semplice scambio di denaro. Ma è proprio Andrew che finisce per non accettare più questo tipo di falsità. Il ragazzo che che ha costruito ed inventato decine di identità non accetta che persone finte (e quindi non diverse da lui) abbiano più. È questa riflessione che scatena la sua furia e che lo porta ed eliminare Lee, lasciando vicino al suo corpo tutte le prove che svelano la reale identità del magnate.

Leggi la recensione dell’episodio 1

L'assassinio di Gianni Versace recensione ep. 3

Leggi la recensione dell’episodio 2

L’omicidio scatena una serie di reazioni (e di conseguenze) incentrate, anche esse, sulle menzogne, sulla finzione. E così vediamo la moglie Marylin che cerca di far passare il tutto come una semplice rapina, un omicidio casuale, per nascondere le passioni del marito al mondo e, forse, per nascondere a se stessa di aver passato la vita accanto ad un compagno, ad un amico ma non ad un marito. Ma l’assassinio Lee Maglin avrà anche altre conseguenze. Porterà al vero omicidio casuale della puntata, quello del custode William Reese (Gregg Lawrence), ucciso per rubare il furgone che abbiamo visto nello scorso episodio. Anche qua però viene mostrata le negligenze e gli errori di chi ha partecipato all’indagine. Stiamo parlando della radio che svela il modo in cui stava venendo rintracciato Andrew, un altro tassello sotto forma di errore che ha portato all’omicidio di Reese e che porterà all’assassinio di Gianni Versace.

Due parole, infine, sul finale dell’episodio che vede il primo piano su Marilyn distrutta, in diretta tv, intenta a sorreggere il suo castello di carta mentre guarda quella luce rossa volta a rappresentare gli occhi di chi ama, l’unica cosa che gli è rimasta insieme alla sua, grottesca, immagine.

 

Appuntamento Lunedì prossima qua su Ciakclub per la recensione del quarto episodio: House by the Lake 

 

 

Semplicemente appassionato ed affamato di tutto ciò che riguarda la cultura e l’arte popolare (nel senso letterale del termine): fumetti, libri, fotografia, tv e, ovviamente, cinema, che ne è il massimo esponente e la massima espressione.

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