Attori italiani: una scuola in crisi rispetto al resto del mondo

Le nuove generazioni di attori del nostro Paese stanno provando a difendere la nostra grande tradizione nell'interpretazione, decadente negli ultimi anni

8
49327

Attori italiani: una scuola in crisi rispetto al resto del mondo

Le nuove generazioni di attori del nostro Paese stanno provando a difendere la nostra grande tradizione nell’interpretazione, decadente negli ultimi anni

L’era delle serie Tv e del binge watching hanno reso fruibili una grande vastità di opere cinematografiche e televisive, di registi e attori provenienti da tutto il mondo.

Le nuove piattaforme, come ad esempio Netflix, poi ti offrono la possibilità di selezionare varie lingue e sottotitoli. Questo ha permesso un immediato confronto con le nostre produzioni.

La prima osservazione rilevante di quando si passa dal doppiaggio alla versione originale è di quanto siano molto più credibili le interpretazioni degli attori. Da questa prima impressione nasce questa riflessione che può ovviamente non essere condivisa, ma che merita di essere approfondita.

Interpretare un ruolo è una materia complessa, richiede preparazione, fisicità, passione e un animo sensibile molto particolare. Aprire le porte della percezione e mettere in scena attraverso il proprio corpo un’altra persona è il ruolo dell’attore. La nostra tradizionale scuola di recitazione è sempre stata un punto di riferimento mondiale, ma negli ultimi anni le figure attoriali italiane hanno subito un totale abbassamento di qualità, sia nel doppiaggio e sia in scena.

Monicelli diceva che un bravo attore si vede quando non si vede che è un attore, sembra un gioco di parole, ma è così, l’attore si deve trasformare nel personaggio a tal punto da essere un tutt’uno. Lo studio di questa materia complessa nel ‘900 è stato ampiamente approfondito da maestri come Konstantin Stanislavskij, Eugenio Barba, Luca Ronconi.

Perché quando si vedono personaggi come Tomas Shelby (Cillian Murphy) o Vanessa Ives (Eva Green) si resta attratti magneticamente da loro e quando invece ci troviamo a vedere un prodotto di casa nostra il distacco con la finzione è immediato?

I nostri attori con quelle espressioni finte, barocche, soprattutto nella commedia, il classico sguardo con gli occhi di fuori ad esempio, segnano il decadimento della parte. I registi spesso si trovano a lavorare sul togliere, perché tra gli attori c’è la moda di mettere troppi registri espressivi su un personaggio, tale da renderlo inevitabilmente meno veritiero.

Un attore come James Gandolfini ne I Soprano riesce incredibilmente a farci immedesimare nel personaggio, Wagner Moura interpreta Pablo Escobar con grande empatia, mentre nei nostri prodotti seriali, legati soprattutto alla criminalità, i personaggi negativi hanno tutti più o meno la stessa espressività, lo sguardo “imbruttito”, il volto sempre teso, un linguaggio dialettale più teatrale che realistico.

Marco Palvetti, in Gomorra, forse è una delle poche eccezioni nel nostro panorama, peccato che il suo personaggio non abbia avuto uno sviluppo maggiore, il suo Salvatore Conte è stata una grande mancanza per i fan della serie.

Lo studio sul linguaggio, inoltre, in produzioni fuori dal nostro Paese è molto accurato, se si vede il caso di Peaky Blinders, è notevole, ogni personaggio cambia accento in base alla sua provenienza, sembra di ascoltare un concerto di un’orchestra, dove diversi strumenti compongono un’unica melodia.

Un piccolo “risveglio” c’è stato in produzioni con giovani attori negli ultimi anni, film come “Lo chiamavano Jeeg Robot”, “Non essere cattivo”, “Veloce come il vento” hanno visto la nascita di una nuova classe di attori come Alessandro Borghi, Luca Marinelli, Marta Gastini, Matilda De Angelis. Ma poi l’industria nostrana ti sfrutta all’infinito, attori ora molto richiesti che rischiano di bruciare un po’ della loro carriera per lavorare in progetti meno inerenti alle loro caratteristiche.

Una serie di eccellenza come Boris, ci mostra tutti i cliché e i retroscena di un mondo decadente, dove l’arte passa in secondo piano in un’industria del ridicolo, dai produttori, ai registi, agli attori. Una serie comica che è lo specchio della realtà. C’è bisogno di una rivoluzione.

Il discorso è molto più ampio di quanto analizzato fino ad ora e la materia è in continua evoluzione, il mondo della finzione richiede dedizione, studio e capacità, purtroppo la bravura non è sempre motivo di scelta per l’interpretazione di un ruolo.

Leggi anche il nostro approfondimento sulla serializzazione della produzione nel Cinema

Regista, sceneggiatore, scrittore, speaker radiofonico. Appassionato di cinema, arte, musica, letteratura, fotografia e rock’n’roll.

8 COMMENTS

  1. Un lucido e attento ritratto della nostrana decadenza attoriale. Penso che la matrice di questo probelma sia la stagnazione all’interno dele case di produzione. Ci Manca una categoria di produttori che sia dinamica e priva di quella paura di andare al di là della tradizione ed esplorare il nuovo.

  2. Credimi, questo non è un problema solo in Italia. In molti paesi – e incluso Regno Unito e Stati Uniti – c’è un problema con gli attori che semplicemente non sanno come recitare sul film. Nella maggior parte dei casi questo è dovuto al fatto che sono stati insegnati nelle scuole di teatro e semplicemente non hanno avuto l’esperienza del cinema. Recitazione sul film e nel teatro sono discipline completamente diverse e quando chiedere ad un attore di teatro di apparire in un film è come chiedere ad un autista autobus di guidare la Formula 1. Potrebbero riuscire a farlo, ma probabilmente si schiantano e bruciano. (PS Scusa per il mio italiano!)

    • Hai perfettamente ragione, io sostengo da sempre questa tesi, sono due mondi completamente differenti.
      Non ti preoccupare per l’italiano, la prossima volta puoi scrivermi tranquillamente in inglese ehehehe. buona giornata

  3. La RECITAZIONE è un’arte DIFFICILISSIMA ma altrettanto GRATIFICANTE se non fossero gli stessi attori, in primis, a minare le propria fondamenta.
    L’articolo parla di “decadenza” prettamente italiana di attori e scuole in crisi rispetto al resto del mondo. Quando si seleziona qualcuno per i ruoli (al netto del discorso anche lamentoso e di parte, ma legittimo degli scartati) troppo spesso ci si trova di fronte a persone che per primi non prendono seriamente il LAVORO di attore. Non sanno o non hanno mai preso “contatto” con il “System” o il “Method acting” e con coloro che questa MAGNIFICA arte la teorizzarono come (primo fra tutti) Constantin Stanislavski e poi Lee Strasberg, Stella Adler, Robert Lewis, Sanfrod Meisner, Grotowski, etc etcc…
    Molti che si professano attori non possiedono alcuna tecnica preparatoria: e non parlo certo di “dizione” che in fondo non serve a recitare “il vero” ma, anzi, aumenta il senso di distacco dal reale che all’attore di cinema viene richiesto e percepito dal pubblico.
    Nell’articolo è citato Monicelli che diceva:
    “l’attore bravo è quello che non sembra essere un attore”, che quindi è CAPACE di TRASFORMARSI nel PERSONAGGIO
    La Crisi di cui parla l’articolo è proprio riferito alla preparazione (impreparazione tutta italiana) verso un’arte complessa ed estremamente difficile nonché COMPETITIVA come la Recitazione con la R maiuscola.
    Gli attori stessi non comprendono la differenza Fondamentale tra la recitazione cinematografica e quella teatrale: entrambe prestigiose ma notevolmente differenti e si accontentano di “polemizzare” in modo campanilistico sull’appartenenza all’uno o altro schieramento.
    Isabelle Huppert, che pratica con grande successo entrambi i campi, lo ha dichiarato apertamente e senza problemi: sono due modi di recitare differenti. Bisogna conoscere bene entrambi per fare ambedue le cose. Altrimenti conoscerne almeno uno, ma bene, e continuare solo su quel campo da gioco (Play, Jouer, igrat’… come si dice in quasi tutte le lingue l’azione del recitare)
    Mai a nessuno verrebbe in mente di salire su un palco e mettersi a suonare un violino o un pianoforte senza aver dedicato anni e anni allo studio del proprio strumento. Né come orchestrale né come solista.
    Non si comprende invece come mai se a qualcuno gli si chiede di recitare, la maggioranza dice:
    “ma si… ci posso provare. Perché no?!”
    La recitazione, purtroppo e per fortuna, è un’arte che si apprende con il tanto esercizio e gli errori, e le difficoltà. E tutti gli attori/trici veri lo sanno bene. E l’articolo pone l’accento proprio sulla notevole difficoltà di questo lavoro.
    Troppo spesso, però, si sentono coloro (presunti attori e attrici) che dicono: “se non mi pagano, io manco si alzano dal letto” intendendo con ciò che se non vedono un compenso da “Star”, non è una produzione del loro livello. E ci può anche stare. Giusto, giustissimo che per il proprio lavoro si debba essere retribuiti.
    Ma così… è anche difficile, se non impossibile, crearsi un vero curriculum e mettere in mostra le proprie capacità.
    Ma a soldi “buoni” deve pure corrispondere una recitazione altrettanto di livello.
    Vediamo invece che durante le pause sul set, quasi sempre direi, gli “attori” sono impegnati nel chiacchiericcio a voce alta o a declamare la quantità di apprezzamenti ricevuti in altri films nel mero tentativo (mal riuscito) di innalzare la loro credibilità artistica piuttosto che essere pronti e diligenti per il lavoro richiesto.
    E poi non si ricordano la parte o sono bravissimi ad imputare le colpe tranne che a se stessi.
    Qual’è un attore/trice italiano atuale che potremmo paragonare a Daniel Day Lewis, Dustin Hoffman, Maryl Streep, AL Pacino, Robert Duvall…

    Anche lo sportivo (prima di divenire professionista) deve scendere in campo e dimostrare, in ogni dove e quando, di maneggiare con destrezza le proprie capacità. Se non scendesse mai in campo dicendo che lo farà solo quando riceverà l’ingaggio che gli compete, allora il destino è sempre quello di non stare neppure in panchina e vedersi passare davanti pure quelli scarsi… ma che giocano ogni volta che gli viene proposto.

    L’articolo chiude però con “non sempre la bravura è motivo di scelta di un attore”, il che mette la produzione italiana in condizione di non eccellere di certo nel mondo. Purtroppo…

    • Un approfondimento che apprezzo, ovviamente nel mio articolo non sono andato troppo nello specifico per permettere a tutti di comprenderlo, ma assolutamente sì, hai completato e ampliato quello che volevo dire, grazie mille

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here