“The End of the F***ing World”: la nuova promettente serie TV presente su Netflix

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“The End of the F***ing World”, la nuova serie presente su Netflix, è un’ottima dark-comedy con protagonisti due adolescenti problematici.

James e Alyssa, i due giovani protagonisti di “The End of the F***ing World“, sono una delle coppie meglio assortite viste negli ultimi anni. Il primo elemento da menzionare, scrivendo della nuova serie televisiva distribuita su Netflix, è senz’altro l’irresistibile attrattiva del duo di diciassettenni, interpretati da Alex Lawther e Jessica Barden (la donna che in “The Lobster” perdeva sangue dal naso), che rappresentano appieno il delicato equilibrio tra sentimentalismo, dramma e commedia senza mai abbandonarsi ad estremismi stucchevoli. Se c’è un fattore, difatti, in grado di decretare la buona resa o l’inefficacia di prodotti di questo genere, è per l’appunto la capacità degli attori di far funzionare i propri personaggi, sia nelle dinamiche interpersonali che li legano, sia in rapporto al tono della narrazione.

La serie, basata sull’omonimo fumetto di Charles Forsman, è una black-comedy inglese che mima il modello della classica provincia americana: villette a schiera e licei pieni di bulli, nerd e ragazze popolari. In realtà non è così semplice individuare un unico contesto di appartenenza, perché se i primi minuti sono dedicati alla definizione delle classiche situazioni dei teenager made in USA (ormai diventate degli archetipi), il resto del racconto si trasforma velocemente in un road movie stile Bonnie e Clyde. I due ragazzi si ritroveranno in fuga in sella ad un’auto rubata, accomunati solamente da una esasperata condizione di inquietudine adolescenziale, oltreché da una situazione familiare problematica. Lui è un promettente psicopatico indolente a qualsiasi sensazione, che indaga la morte uccidendo piccoli animali; lei un’adolescente esuberante profondamente annoiata dalle consuetudini del mondo borghese. Entrambi, dunque, conducono una vita ai margini della normalità, che richiama alla mente altri memorabili esempi di giovani amanti stralunati, da “Moonrise Kingdom” a “Juno” a “Submarine”. I registi della serie, Jonathan Entwistle e Lucy Tcherniak, sembrano avere ben presente in particolare lo stile di Wes Anderson, dal quale prendono in prestito quell’inconfondibile comicità grottesca, generata da personaggi che reagiscono in maniera inusuale (spesso catatonica) ad eventi sempre più disastrosi.

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L’anima bizzarra (e anche un po’ indie) di “The End of the F***ing World” è riscontrabile tanto nella costruzione dei personaggi, quanto nella scelta della colonna sonora, composta principalmente da canzoni anni ’50 e ’60 che spaziano dal Country, al Rock, al Jazz. Il viaggio di James e Alyssa è costantemente esaltato da una perfetta musica “da strada”, che si stende su ogni momento significativo, dalle rapine al market alle camminate in ralenti. La gestione spigliata delle tracce musicali, contribuisce a costruire una sensazione di estrema fluidità che caratterizza tutto il racconto, già molto snello a causa della breve durata degli otto episodi (circa 22 minuti ciascuno). Il minutaggio ristretto è di certo una scelta felice, anzitutto perché permette di tenere il ritmo e l’evoluzione dei personaggi sempre sotto controllo:una delle qualità di “The End of the Fu***ing World” è proprio quella di saper dosare i suoi punti di svolta, per poi approdare ad un finale lucido e coerente che arriva al momento giusto, senza protrarsi inutilmente nel tempo. La struttura della serie inoltre concorre a rendere il tutto ancor più allettante, dal momento che i cliffhanger di fine episodio sono volutamente ammorbiditi per rendere scorrevole il racconto, che si presta bene ad una visione “tutta d’un fiato” (circa tre ore in totale si può fare).

La percezione d’insieme è che la coppia sia sottoposta ad una crescita costante che tiene conto dei tasselli seminati negli episodi precedenti, mentre parallelamente vengono chiarificate informazioni più precise circa il loro passato. Fin dall’inizio i registi decidono di affidare completamente la soggettività di James e Alyssa agli spettatori, mostrando continui flash (a metà strada tra il ricordo, l’anticipazione e il desiderio) ed esplicitando i loro pensieri. Quest’ultimo elemento in particolare agisce efficacemente su due livelli: da una parte genera gag comiche esibendo le idiosincrasie e i fraintendimenti della coppia; dall’altra evidenzia come i pensieri, con il passare degli episodi, si sincronizzino con le confessioni che i due amanti si scambiano e che sostituiscono gradualmente le bugie e il non detto. E forse è proprio quest’impostazione sincera che garantisce una vicinanza immediata (e di conseguenza un coinvolgimento) con i protagonisti.

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La premessa di “The End of the F***ing World” è, dunque, quella di far interagire due personalità instabili e acerbe sospinte da un’irrefrenabile voglia di allontanarsi da tutto ciò che conoscono. Il lato comico e tragico di questa scelta sono due condizioni di un percorso, verso la catarsi e la disillusione propria dell’età adulta, inevitabilmente distruttivo; la duplicità si riflette tanto nei temi quanto nella narrazione, che alterna i baci goffissimi di James e Alyssa a situazioni ben più macabre. La serie si spinge così sempre più lontano dai confini sicuri della consuetudine, restituendo pienamente la sensazione incerta di cui parla Alyssa, che non casualmente confida a James sulla riva di una spiaggia (l’ultima estremità raggiungibile di terra): “sembra di essere ai confini del mondo, sembra di essere in salvo ma non è così”. “The End of the F***ing World” mette in scena un viaggio irriverente e scorretto, spassoso e cupo. Un percorso tipicamente adolescenziale, che all’impeto della spensieratezza accosta sempre anche l’inquietudine della sua fine.

Guardate anche il trailer:

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