Loveless, il dramma familiare e il dramma umano. La recensione

Loveless è l'ultima opera di Andrey Zvyagintsev: l'intimità del dramma familiare che diviene la metafora di una società malata.

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Zenja e Boris sono alle prese con un divorzio rancoroso, pieno di rabbia e recriminazioni. Entrambi stanno già avviando una nuova relazione sentimentale attraverso la quale iniziare una nuova vita. Sullo sfondo c’è un figlio, poco considerato dai suoi, che un giorno scompare nel silenzio generale. L’incapacità di amare gli altri e soprattutto sé stessi dei genitori giocherà un ruolo decisivo. Loveless è l’ultima opera del russo Andrey Zvyagintsev. Il film è stato presentato nella selezione ufficiale a Cannes; è in corsa per gli Oscar 2018, fra i favoriti per il premio per il miglior film straniero. Gli attori principali sono i bravissimi Mar’jana Spivak e Aleksey Rozin.

Loveless
Una scena del film

Loveless è un’opera fredda e grigia, così come la realtà nella quale è ambientata. Zvyagintsev decide di prendere il dolore intimo e personale di un dramma familiare e di porlo come realistica metafora di un mondo spietato, dove regna l’individualismo e l’incapacità di amare. La mancanza di amore, suggerita dal titolo, è infatti il concetto di base che viene affrontato, senza filtri. Loveless è un film da spaccare a metà: la prima parte, lenta nel montaggio e nella narrazione, è una disamina del carattere e della vita dei personaggi. Il racconto avviene attraverso lunghe inquadrature e piani sequenza. La seconda metà, dedicata alla ricerca del bambino, accelera i ritmi e si trasforma quasi in oscuro thriller dai colori freddi e dalle ambientazioni inquietanti. Ed è proprio quando il ragazzo viene a mancare che all’improvviso sembra diventare più presente nella storia. Eppure è scomparso. La narrazione e il montaggio decidono nuovamente di rallentare, poi, verso l’angosciante conclusione del film.

Il regista gestisce l’opera a proprio piacimento, con uno stile e una maturità che non possono lasciare indifferenti. Il tono, fra ansia e apatia, è sempre quello. Piatto. Il dolore conduce al nulla esistenziale, che riguarda l’individuo e l’umanità intera. Il microcosmo e il macrocosmo, nella visione dell’autore, sono strettamente legati fra loro. Alla tragedia personale, Zvyangistev riesce a legare anche tematiche quali la guerra in Ucraina o una riflessione sulla Russia non più ortodossa, ma a volte sempre conservatrice. E lo smartphone sembra aver preso il totale controllo del quotidiano di una madre distratta. Tutti elementi che vengono inseriti, fra le righe, con una naturalezza notevole.

Loveless
Un’inquadratura che mette in risalto la distanza fra madre e figlio

Loveless ha l’incredibile capacità di coinvolgere e intrattenere come un film d’azione, pur raccontando una storia dolorosa e dai tempi narrativi a dir poco dilatati. Permette allo spettatore di entrare, dolcemente, nelle dinamiche di un involuzione psicologica ed emotiva che prende allo stomaco. L’obiettivo di far riflettere è centrato in pieno. Sulla scia di Manchester by the Sea, si impone come uno dei film più dolorosi e tristi degli ultimi tempi; un dolore e una tristezza che, in maniera catartica, Zvyangistev decide che vale la pena vivere. Il messaggio arriva forte e chiaro.

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Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

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